Renzo GUBERT – Chi è?

Nato a Primiero l’11 agosto 1944, primo di dieci figli, padre primierotto (Turra di Pieve la nonna) e madre “fiamaza” (Delmarco di Castello il nonno e Paluselli di Panchià la nonna), famiglia di piccoli contadini in affitto, con il padre che, per necessità, lascia il lavoro agricolo a moglie e figli e fa il manovale stagionale nell’edilizia.

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insegnamento religione cattolica a scuola

di il 20 Gennaio 2026 in religione, scuola con Nessun commento



Egregio Direttore,

l’Adige del 17 gennaio pubblica un articolo di Giuseppe Santoli, dirigente scolastico, che sostiene la necessità di modificare le norme che regolano l’insegnamento della religione cattolica a scuola, in considerazione dell’aumento della quota di genitori o studenti che decidono di non avvalersi di detto insegnamento per ragioni diverse, le più evidenti la secolarizzazione della società italiana o la presenza di immigrati di religione non cattolica. Sul tema si è molto dibattuto in occasione della revisione del Concordato e dell’applicazione in Trentino delle speciali norme previste per tale insegnamento nelle “regioni di confine”. L’autore dell’articolo propone possibili modifiche. La prima riguarda un diverso regime per i modi di sostituire l’insegnamento della religione cattolica per coloro che decidono di non avvalersene. La seconda riguarda invece l’insegnamento di religione, non più della religione cattolica, ma in generale di scienze della religioni e obbligatorio per tutti. La terza assomiglia alla seconda, ma l’insegnamento è di storia delle religioni. Dovrebbe inoltre in tutti i casi essere rivisto il sistema di reclutamento del personale insegnante, rendendolo analogo a quello vigente per le altre materie di insegnamento, aggiungendo anche di conseguenza il pieno riconoscimento curriculare dell’insegnamento di religione, attualmente escluso dal poter concorrere alla valutazione dello studente.

In occasione dell’applicazione al Trentino-Alto Adige del nuovo Concordato un gruppo di genitori e insegnanti (tra i quali chi scrive) si era battuto per una quarta via, quella di applicare anche in Trentino la norma speciale per le regioni di confine, come avveniva anche in Alto Adige. L’insegnamento della religione cattolica non solo rimaneva obbligatorio nella sua attivazione nelle varie scuole, ma restava obbligatorio per tutti gli studenti o scolari, salvo richiesta di esonero. L’applicazione del regime speciale per le regioni di confine non venne sostenuta dall’autorità diocesana, timorosa forse di innescare contenziosi in materia assai delicata, ma permangono le ragioni che la sostenevano anche al di là dello speciale regime previsto per le regioni di confine. Il fondamento sta nel fatto che la conoscenza della religione cattolica è utile, come e forse più di altri contenuti di insegnamento obbligatorio, a chi vive nella società italiana, intrisa di contenuti cristiani e specificamente cattolici a partire dalla maggior parte del patrimonio culturale sedimentato in edifici sacri, calendario delle festività, letteratura,, struttura associativa, norme costituzionali. Lo stesso non vale per altre religioni o per credenze agnostiche o ateistiche. La conoscenza della religione cattolica è necessaria per capire la società nella quale si vive. Da richiamare il fatto che con la revisione del Concordato l’insegnamento della religione cattolica non è insegnamento di tipo catechistico e quindi non cozza contro il principio di laicità dello Stato. Contro tale principio non cozza neppure l’attribuire all’autorità religiosa l’attestazione di idoneità degli insegnanti, poiché ciò rappresenta la certificazione di conoscenze adeguate. Che insegnamento della religione cattolica sarebbe se venisse impartito da chi non conosce bene il cristianesimo e il cattolicesimo o ne dia una lettura negativa ripresa da altro retroterra religioso o agnostico-ateo? Come ricorda l’autore dell’articolo, la legge 186 del 2003 consente anche all’insegnante che, pur avuta l’idoneità, venisse a trovarsi in conflitto tra insegnamento della religione cristiana e sua coscienza personale, la possibilità di non perdere per questo il lavoro, insegnando altra materia.

Bene, quindi, riflettere su eventuali modifiche della disciplina dell’insegnamento della religione cattolica, sapendo che si tratta comunque di materia concordataria di sua appllicazione con apposita intesa tra Stato e Chiesa italiana, ma senza cadere nel rischio che le nuove generazioni siano educate senza adeguata conoscenza della cultura che fonda e pervade la società nella quale vivono (non solo italiana, ma anche a scala assai più ampia). Non si tratta solo nè soprattutto di far conoscere il fenomeno religioso, ma di trasmettere conoscenze fondamentali per muoversi nella società contemporanea, al di là delle proprie convinzioni religiose.

lettera inviata a l’Adige e finora non pubblicata



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