Renzo GUBERT – Chi è?

Nato a Primiero l’11 agosto 1944, primo di dieci figli, padre primierotto (Turra di Pieve la nonna) e madre “fiamaza” (Delmarco di Castello il nonno e Paluselli di Panchià la nonna), famiglia di piccoli contadini in affitto, con il padre che, per necessità, lascia il lavoro agricolo a moglie e figli e fa il manovale stagionale nell’edilizia.

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Renzo Gubert

Renzo Gubert

Nato a Primiero (Fiera) ( prov. di Trento) l'11 agosto 1944; primo di 10 figli, padre Giuseppe, di Fiera di Primiero, prima affittuario agricolo e poi manovale edile, madre Corinna Delmarco di Panchià (TN), coadiuvante agricola e casalinga;

Residente fino al 1950 a Fiera di Primiero e poi a Tonadico (Trento) (cap 38054), via Roma 55

Domiciliato a Trento (cap 38123), via del Nespolar 33

Stato civile: coniugato con Maria Silvia Zecchini nel 1971, con 9 figli (Daniele, Chiara, Giacomo, Maddalena, Elisa, Giuseppe, Francesco, Martino, Ester), cinque dei quali già sposati (e 13 nipotini) e uno sacerdote e religioso (Carmelitani scalzi).

CURRICULUM DEGLI STUDI E PROFESSIONALE

1950- 54 scuole elementari a Tonadico e 1954-58 quinta elementare e scuole medie presso il Seminario Minore Arcivescovile di Trento

1960-65 Diploma di ragioniere e perito commerciale, ITC Tambosi di Trento

1965-69 Laurea in Sociologia a Trento con voto 110/110 e lode; incarichi di insegnamento all’ENALC di Trento e alla scuola media del Seminario Minore Arcivescovile di Trento

1969-73 Borsa di perfezionamento del Ministero della Pubblica Istruzione in sociologia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Cattolica di Milano

1972 Corso di perfezionamento di metodologia della ricerca presso la City University di New York

1973-74 Assistente incaricato di sociologia nell'università di Trento

1974-82 Professore incaricato di Sociologia (corso superiore) alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Cattolica di Milano

1974-80 Professore incaricato di Sociologia urbano-rurale alla facoltà di Sociologia dell'Università di Trento

1976-80 Assistente di ruolo di Sociologia dei fenomeni politici e successivamente di Sociologia urbano-rurale alla Facoltà di Sociologia dell'Università di Trento

1980-92 Professore ordinario di Sociologia urbano-rurale alla Facoltà di Sociologia dell'Università di Trento

1990 Maitre de Conference invité, all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, Paris

1992-2001 Professore ordinario di Istituzioni di sociologia II alla Facoltà di Sociologia dell'Università di Trento (dal 1994 in aspettativa per mandato parlamentare). In seguito pensionato.

Dal 2007 Professore a contratto di Sociologia delle comunità locali alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento.

Titolare di piccola azienda agricola.

PRINCIPALI CARICHE ACCADEMICHE

1980-87 Membro del Consiglio di Amministrazione dell'Opera Universitaria di Trento e 1983-87 suo Vicepresidente

1982-83 e 1989-1996 Membro del Consiglio di Amministrazione dell'Università di Trento

1984-90 e 1991-93 Direttore del Dipartimento di Teoria, Storia e Ricerca Sociale dell' Università di Trento

PRINCIPALI CARICHE IN ASSOCIAZIONI SCIENTIFICHE

1985-89 Membro del Direttivo dell'Associazione Italiana di Sociologia e nel 1987 suo Vicepresidente

1984-1990 Membro del Council e poi dello Scientific Committee dell'European Society for Rural Sociology

1994-1998 Membro del Direttivo dell'International Institute of Sociology

dal 1989 al 2016 Membro del Consiglio di Amministrazione dell'Associazione italo-tedesca di Sociologia.

PRINCIPALI CARICHE IN ISTITUTI DI RICERCA

1985-89 Membro del Comitato Scientifico del Centro Ricerche Aree Montane, INEMO, Roma

1989 - 2015 Membro del Comitato Scientifico dell'Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia e dal 2007 suo Presidente

1992-1996 Membro del Comitato Scientifico dell'Europaeische Akademie di Bolzano

1989 - 2006 Membro dello Steering Committee dell'European Values Systems Study Group (poi European Values Study) Università Cattoliche di Tilburg (Paesi Bassi) e Lovanio (Belgio)

PRINCIPALI RESPONSABILITA' EDITORIALI

1969-74 Membro del Comitato di redazione della rivista "Prospettive di Efficienza-Numeri Unici di Sociologia" di Trento

1975-78 Membro del Comitato di redazione della rivista "La ricerca sociale" di Bologna

1976-…. Membro del Comitato di redazione della rivista "Studi di sociologia" dell'Università Cattolica di Milano

1979-80 Corresponding editor della rivista "Sociologia Ruralis- Journal of the European Society for Rurali Sociology", Wageningen (Olanda)

dal 1985 Membro del Comitato Scientifico della rivista "Annali di Sociologia-Soziologisches Jahrbuch" di Trento e dal 1992 suo Direttore responsabile

PRINCIPALI PUBBLICAZIONI

GUBERT R. La situazione confinaria, Lint, Trieste, 1972, pp.532

GUBERT R. L'identificazione etnica, Del Bianco, Udine, 1976, pp.520

GUBERT R. La città bilingue, ICA, Bolzano, 1978, pp.229

GUBERT R. Indagine preliminare su modelli di consumo, aspirazioni, atteggiamenti verso lo sviluppo nell'Asia sud-orientale in F.Demarchi (a cura di), Interessi e valori in conflitto nell'Asia equatoriale, EMI, Bologna, 1979,pp.335-540

GUBERT R., Solidarietà etnica e dimensione spaziale, in S.Goglio, R.Gubert, A.Paoli, Etnie tra declino e risveglio, Angeli, Milano, 1979, pp.160-213

GUBERT R., Strutturazione sociale dello spazio urbano e crisi della città. Analisi e ipotesi riorganizzative, in A.Scivoletto (a cura di),Sociologia del territorio, Angeli, Milano, 1983, pp.64-115

GUBERT R., POLLINI G., ROVATI G. Giovani, socialità e cultura, Provincia Autonoma di Bolzano, 1984, pp.513 (di Gubert i capitoli 2°, 3°, 4°, 5°, 6° e le Conclusioni)

GUBERT R., GADOTTI G., La struttura socio-spaziale di Trento – Contributi sociologici alla pianificazione del centro storico, Angeli, Milano, 1986, pp.374 (di Gubert pp.13-293)

GUBERT R., BALDESSARI A., BONATTA S., Proverbi e cultura rurale nel Trentino oggi, Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, San Michele all'Adige, 1986, pp.212

GUBERT R., STRUFFI L.(a cura di) Strutture sociali del territorio montano, Angeli, Milano, 1987, pp.257 (in esso di R. Gubert: L’appartenenza socio-territoriale nelle aree montane: verso un modello causale, pp.67-100)

GUBERT R., DALLE FRATTE G., SCAGLIOSO C., L'altra faccia della scuola. Comunità e autonomia - un modello di gestione, Armando, Roma, 1988, pp.508 (di R. Gubert: Capacità di autonomia: un modello causale, pp.266-401)

SCHIERA P., GUBERT R., BALBONI E., L'autonomia e l'amministrazione locale nell'area alpina, Jaca Book, Milano, 1988, pp.744 (di R.Gubert: Parte II Il profilo sociologico, pp.155-543)

GUBERT R.(a cura di) Ruralità e marginalità, Angeli, Milano, 1989, pp.354 (di R.Gubert: Introduzione, pp.11-20 e cap 9° Conclusioni. Tre situazioni di marginalità rurale montana: un unico modello interpretativo?, pp.324-354)

GUBERT R. (a cura di), La sfida dello sviluppo in una società pastorale. Karamoja, Uganda, Jaca Book, Milano, 1989, pp.433 (di R. Gubert: Introduzione pp.1-6, capitolo 9: Gli atteggiamenti verso la modernizzazione, pp.281-320, (con M.Vigano) Progetti di intervento in Karamoja: sviluppo “difficile” o interventi sbagliati? pp.323-379 e Conclusioni, pp.381-391)

GUBERT R. (a cura di), Adulti e domanda di educazione Una ricerca in Alto Adige, Marcon, Città di Castello, 1991, pp.295 (di R.Gubert: parte IV Domanda ed offerta in ordine all’educazione permanente nella provincia di Bolzano, pp.239-253)

GUBERT R., TOMASI L.(a cura di), L'influsso di F.Le Play e della sua scuola sulla sociologia contemporanea, Reverdito, Trento, 1991, pp.183

GUBERT R., Mutamenti sociali e regioni del Nord-est, in Dal Ferro G., Doni P. (a cura di), Comunità cristiane e futuro delle Venezie, Atti del 1° Convegno ecclesiale, Messaggero, Padova, pp.139-189

GUBERT R. (a cura di), Persistenze e mutamenti dei valori degli italiani nel contesto europeo, Reverdito, Trento, 1992, pp.642 (di R. Gubert: Introduzione, pp.5-10, cap 8° Gli orientamenti socio-politici, pp267-346, e le Conclusioni, pp.569-578)

GUBERT R. (a cura di), L'appartenenza territoriale tra ecologia e cultura, Reverdito, Trento, 1992, pp.585 (di R. Gubert: Introduzione pp.9-17, cap. 3° I caratteri generali degli intervistati e del loro legame socio-territoriale, pp.139-332, cap 7° Le dimensioni dell’appartenenza territoriale: verso un modello causale, pp.411-532)

GUBERT R. Problemi e politiche dello sviluppo rurale: aspetti sociologici”, in G.Cannata (a cura di), Lo sviluppo del mondo rurale: problemi e politiche, istituzioni e strumenti – Atti del XXXI convegno di studi della SIDEA, Campobasso, 22-24 settembre 1994, Società italiana di Economia Agraria – Il Mulino, Bologna, pp.87-116

GUBERT R. TOMASI L. (a cura di), Teoria sociologica ed investigazione empirica. La tradizione della Scuola sociologica di Chicago e le prospettive della sociologia contemporanea", Angeli, Milano, 1995, pp.360

GUBERT R., Analysis of Regional Differences in the Values of Europeans, in Ruud de Moor (ed.) Values in Western Societies, Tilburg University Press, Tilburg, 1995, pp.179-194

GUBERT R. (a cura di), Cultura e sviluppo. Un'indagine sociologica sugli immigrati italiani e tedeschi nel Brasile meridionale, Angeli, Milano, 1995, pp. 508 (di R.Gubert: cap.11° La cultura dello sviluppo: un prodotto di appartenenze religiose ed etniche?, pp.419-450 e Conclusioni, pp.451-456)

GUBERT R. La qualità della vita nelle città alpine con particolare riferimento a Bolzano, Merano, Rovereto, Trento, in R.Contro (a cura di), Qualità della vita nelle città alpine Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, Trento, 1996, pp.599-638

GUBERT R. (a cura di), Specificità culturale di una regione alpina nel contesto europeo. Indagine sociologica sui valori dei trentini, Angeli, Milano, 1997, pp.677+39; (di R.Gubert:, Identità culturale e valori dei trentini: lo scopo dell'indagine, pp.13-25; Gli orientamenti sociopolitici, pp.178-309; La percezione dell'identità culturale trentina e delle ragioni dell'autonomia, pp.453-533 e Il Trentino: la specificità culturale dei valori come originalità di composizione tra modernità e tradizione. Alcune considerazioni conclusive, pp534-552)

GUBERT R. Appartenenza e mobilità socio-territoriali: Primi risultati di un'indagine su operatori turistici nel nord-Est italiano, in A. GASPARINI (ed.), Nation, ethnicity, minority and border. Contribution to an international sociology, Isig, Gorizia, 1998, pp.187-195

GUBERT R. L'attualità di Martino Martini: per relazioni con la Cina che non siano solo rapporti d'affari, in Studi su Martino Martini, Studi Trentini di Scienze Storiche, LXXVII, 1998, n.4, Supplemento, pp. 673-677

GUBERT R. I valori dei giovani nell'Europa di oggi: presentazione di un'inchiesta,in S.BUCCI (a cura di), Giovani società educazione nell'Europa del 2000, Università degli Studi di Perugia, Perugia,1998, pp.37-56

GUBERT R. Mondi vitali tra indifferenza e conflittualità, in A:A:V.V. Società civile e mondi vitali, Rezzara, Vicenza, 1999, pp.19-36

GUBERT R. Identità e identificazioni etnico-nazionali/Etnische-nationale Identitaeten: ein keineswegs zwangslaeufiger Zusammenhang, Annali di Sociologia- Soziologisches Jahrbuch, 12, 1996 (edito 1999), I-II, pp. 197-218 /219-244

GUBERT R., MEULEMANN H. (a cura di), Valori a confronto: Italia e area culturale tedesca/Werte im Vergleich; Italien und der deutsche Kulturraum, Annali di Sociologia-Soziologisches Jahrbuch, 13, 1997, I-II (edito 1999); ( di R.Gubert, La differenziazione territoriale dei valori tra regionalità, nazionalità e sopranazionalità. I casi delle aree culturali italiana e tedesca in Europa/ Die territoriale Differenzierung der Werte zwischen Regionalitaet, Nationalitaet und Supranationalitaet. Der italienische und deutsche Kulturraum in Europa, pp.57-110 e 111-172 e di R.Gubert, H.Meulemann, Introduzione/ Einleitung, pp.7-12 e 13-20)

GUBERT R. (ed.) Territorial Belonging between Ecology and Culture, University of Trento, Department of Sociology and Social Research, Trento, 1999; by R. GUBERT, Introduction (pp.IX-XVI); The general features of interviewees and of their socio.territorial attachment, pp.61-158; The dimensions of territorial belonging: towards a causal model, pp.209-279. (the volume is a English revised and reduced edition of Gubert R. (a cura di), L'appartenenza territoriale tra ecologia e cultura, Reverdito, Trento, 1992)

GUBERT R. ( a cura di), Il ruolo delle Comunità Montane nello sviluppo della montagna italiana, Angeli, Milano, 2000, pp.432; (di R.Gubert: Introduzione, pp.9-19 e Conclusioni, pp.229-243)

GUBERT R. (a cura di), La via italiana alla postmodernità. Verso una nuova architettura dei valori, Angeli, Milano, 2000, pp.559; di R.Gubert, La nuova valenza strategica dell'indagine sui valori per la comprensione della dinamica sociale, pp.11-21; Gli orientamenti socio-politici, pp137-313 e Conclusioni, pp.475-485)

GUBERT R. Territorial Belonging, in E.F. BORGATTA, R.J.V. MONTGOMERY Encyclopedia of Sociology (second edition), Macmillan Reference USA, 2000, pp.3128-3137

GUBERT R. La dimension sociologique des évolutions démographiques, in J.D. LECAILLON (sous la direction de), Les enjeux de la démographie européenne, Guilé Foundation Press, Boncourt and Thesis Verlag, Zuerich, 2001, pp. 57-76

GUBERT R., POLLINI G., Turismo, fluidità relazionale e appartenenza territoriale, Il caso degli imprenditori turistici in alcune aree del Nordest italiano, Angeli, Milano, 2002, pp.332 (di R. Gubert : Introduzione pp.7-14, e capitoli 2° (pp.91-246) ,4° (pp.271-308) e Conclusioni (pp.303-308))

GUBERT R., Orientaciones de valor sociopoliticas en Europa: Existe alguna especifidad del area euromediterranea? in Los valores hoy, Quaderns de la Mediterrania, 5, 2005, pp.53-64

GUBERT R., POLLINI G. (org.) Cultura e desenvolvimento, Est, Porto Alegre, 2005 (ediz. brasiliana rivista del volume di R.Gubert (a cura di), Cultura e sviluppo, 1995)

GUBERT R. La gestion de l’eau par bassins: un moyen de résoudre des conflits, in La politique européenne de l’eau, Les Dossiers Européens, Paris, 2005

GUBERT R. e G. POLLINI (a cura di), Valori a confronto: Italia ed Europa, Angeli, Milano, 2006 (di R. Gubert: cap 7° Valori, appartenenze territoriali e solidarietà sociali in Europa: un modello causale, pp.181-226, nonché, con Pollini, Prefazione (pp. 9-11) e Conclusioni (pp.227-237)

GUBERT R. La promocio’ de l’autonomia local dins les fronteres del Consell d’Europa, Diàlegs, 9, 2006, n.31, pp.87-107;

GUBERT R. e POLLINI G. (a cura di), Il senso civico degli italiani, Angeli, Milano, 2008, pp.508; di R. Gubert: Parte II: Valori e atteggiamenti civici: le dimensioni esplicative (pp.197-448) e Conclusioni (pp.449-457)

GUBERT R. (a cura di), Franco Demarchi: contributi alla sociologia, Valentina Trentini ed., Trento, 2009, pp.276; di R. Gubert: Franco Demarchi nella sociologia italiana, pp.13-29

GUBERT R. La differenziazione territoriale degli orientamenti etici. I casi delle aree culturali italiana e tedesca in Europa nei primi anni del Duemila, in D. Cavanna e A.Salvini (a cura di), Per una psicologia dell’agire umano. Scritti in onore di Erminio Gius, Angeli, Milano, 2010, pp. 521-539

GUBERT R. I valori socio-politici: fiducia, libertà, solidarietà, in (a cura di) Uscire dalle crisi. I valori degli italiani alla prova, Vita e Pensiero, Milano, 2011, pp. 265-345

GUBERT R. I valori socio-politici degli italiani: tendenze di mutamento nell’ultimo trentennio e comunanze o specificità rispetto agli altri popoli europei, in G.Pollini, A.Pretto, G.Rovati (a cura di), L’Italia nell’Europa: i valori tra persistenze e trasformazioni, Angeli, Milano, 2012, pp.359-452

GUBERT R., STRUFFI L., VENTURELLI CHRISTENSEN P., Appartenenza territoriale e valori. I risultati delle indagini in Trentino, Angeli, Milano, 2013 (di R.Gubert pp.11-114)

GUBERT R. Sviluppo economico e globalizzazione tra valori della post-modernità e valori della "non modernità" (pre e post), Idee - Nuova serie, III, 2013, pp.115-141

PRINICIPALI ATTIVITA’ PROFESSIONALI

Partecipazione a gruppi di pianificazione per:
- la redazione del Piano per il centro storico di Trento:
- la redazione del Piano per i centri storici minori del Comprensorio della Val Lagarina.

Redazione del Piano di sviluppo socio-economico del Comprensorio delle Giudicarie.

Redazione di studi per la Provincia Autonoma di Trento:
- sulla prima e seconda lavorazione del legname;
- sull’agriturismo;
- sulla riorganizzazione del decentramento amministrativo.

Redazione di studi per la Regione Trentino – Alto Adige/Suedtirol:
- sull’autonomia nell’area alpina
- sulla qualità della vita nell’area alpina;
- sulla qualità della vita nelle città alpine.

Capogruppo del team per la pianificazione dello sviluppo in Karamoja (Uganda) per Cooperation & Development

Partecipazione a organi e comitati di consulenza:
- della Federazione Provinciale delle Scuole Materne di Trento;
- della Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige/Suedtirol (Assessorato alla Pubblica Istruzione e Cultura di Lingua Italiana)
- della Provincia Autonoma di Trento (Commissione Urbanistica Provinciale, Consulta dell’Emigrazione, Commissione per la revisione del regolamento per l’accesso all’edilizia pubblica, Commissione per la pianificazione dello sviluppo socio-economico dei comuni marginali)
- della Regione Autonoma Trentino- Alto Adige/ Suedtirol (Pacchetto Famiglia).

PRINCIPALI ATTIVITA’ SOCIALI

Membro delle organizzazioni infantili e giovanili dell’Azione Cattolica; aderente al Movimento “Oasi” di padre Virginio Rotondi

Responsabile di Gioventù Studentesca all’ITC Tambosi di Trento (1960-65 ); nel Direttivo della CSA (Commissione Studentesca Assistenza)

Presidente diocesano della FUCI – AUCT (studi universitari a Trento, 1965-69, e alcuni anni successivi) e Presidente della Cooperativa “Villa Alpina V. Pisoni” (casa per attività della FUCI-AUCT)

Membro e poi Presidente del Comitato di Gestione della Scuola Materna “Torrione” di Trento

Tra i fondatori nel Trentino del Movimento per la Vita

Dapprima nel Direttivo e poi Presidente per un ventennio dell’Associazione Trentina della Famiglia (ex Associazione Trentina delle Famiglie Numerose)

Tra i fondatori nel Trentino e primo presidente del Sindacato delle Famiglie (SIDEF)

Tra i fondatori nel Trentino del Forum delle associazioni familiari.

Membro del Comitato di Difesa dell’Autonomia, Trento

Tra i fondatori del Centro Studi “Martino Martini”, membro del Consiglio di Amministrazione, per due mandati suo Presidente.

PRINCIPALI ATTIVITA’ AMMINISTRATIVE

Consigliere comunale a Tonadico (1980-85) e a Fiera di Primiero (1985-90)

Membro dell’Assemblea del Comprensorio di Primiero (1980-90) e capogruppo DC (1980-85)

Assessore alla Pianificazione urbanistica del Comprensorio di Primiero (1985-90)

Già membro del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda di Soggiorno e Turismo di Primiero e San Martino di Castrozza

PRINCIPALE ATTIVITA’ POLITICA

Tra i fondatori, in Trentino, del Movimento Popolare

Membro esterno cooptato del Comitato Regionale del Trentino – Alto Adige della DC (in seguito all’invito all’Assemblea degli esterni convocata dal segretario nazionale DC, F. Piccoli); candidato nella lista DC per le elezioni provinciali del 1983 (primo dei non eletti); dal 1983 tesserato DC, poi membro del Comitato Provinciale della Dc Trentina e membro dell’Esecutivo Provinciale per le politiche sociali;

1992 – 94 Segretario Provinciale della DC Trentina, trasformata poi in Partito Popolare del Trentino, parte del Partito Popolare Italiano;

dal 1995 Presidente di CDU del Trentino, poi, dal 1998, de Il Centro – Unione Popolare Democratica (federato con CDU), trasformato nel 2003 in Centro Popolare (Autonomista); 1998: Presidente del comitato promotore dell’UDR in Trentino;

1994-96 eletto alla Camera nella lista del Patto per l’Italia (PPI) (gruppo PPI e poi CCD); segretario della Commissione Agricoltura;

1994-2006 Presidente dell’Associazione Parlamentare “Amici della Cina” e guida di numerose visite parlamentari in Cina (dal 2006 Presidente onorario);

1995 – 2001 membro dell’Esecutivo nazionale CDU, responsabile per le politiche sociali (famiglia e scuola)

1996 –2001 eletto al Senato nella lista Polo delle Libertà del Trentino-Alto Adige, Collegio Valsugana, Fiemme e Fassa (Gruppo CDU, poi UDR, poi Misto Il Centro-UPD), membro e vice-presidente della Commissione Difesa; membro capogruppo CDU delle Commissioni Bilancio, Attuazione della Riforma amministrativa, Questioni Regionali;

2001-2006 eletto al Senato nella lista Casa delle libertà del Trentino-Alto Adige, Collegio Valsugana, Fiemme e Fassa, (gruppo UDC) membro capogruppo UDC della Commissione Difesa, della Commissione Infanzia (della quale è anche vice-presidente) e della Commissione Questioni Regionali; membro delle Assemblee del Consiglio d’Europa e della UEO, Vice- presidente e, per un mandato, Presidente della Commissione Ambiente, Agricoltura e Poteri Locali e Regionali dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, capogruppo PPE nella medesima Commissione, relatore di importanti atti dell’Assemblea del Consiglio d’Europa in materia di politiche per la montagna e politiche di collaborazione transconfinaria; relatore di importanti atti dell’Assemblea della UEO sulle politiche di sicurezza in Europa e negli USA.

2006 candidato individuale al Senato nel Collegio della Valsugana, Fiemme e Fassa per il partito Centro Popolare Autonomista (non eletto:11% dei voti);

2006-2009 rappresentante del Centro Popolare Autonomista presso gli organi della Democrazia Cristiana per le Autonomie; partecipazione in tale veste al I Congresso del Popolo della Libertà a Roma (2009);

dal 2009 Coordinatore-Presidente del Centro Popolare (Autonomista), Trento.

dal 2013 socio fondatore dell'Associazione Democrazia Cristiana

dal 2014 socio fondatore in rappresentanza del Centro Popolare della Federazione dei Popolari Italiani

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Accademia Europea di Bolzano: adeguata la sua ricerca valutativa della chiusura estiva del Passo Sella?

Sul Trentino di mercoledì scorso 25 ottobre in cronaca regionale il titolo recita “Passi chiusi, soddisfatto il 97% dei turisti” e il riferimento era alla chiusura per un giorno alla settimana, in estate, del Passo Sella. A fornire lo spunto per il titolo, una ricerca compiuta dall’Accademia Europea di Bolzano sui turisti che in bicicletta o a piedi o con l’autobus sono saliti al passo nel giorno di chiusura al traffico. Sono citate riserve, ma solo degli operatori economici del passo. Gli assessori competenti delle due province, presenti alla presentazione dei risultati, si dichiarano incoraggiati ad estendere l’iniziativa a più giorni e a più passi.

Da ricercatore da cinquant’anni non posso che far rilevare l’enorme scarto tra quanto i ricercatori dell’Eurac hanno trovato con la loro ricerca e le conclusioni cui cronista, titolista e assessori pervengono.

Si può dire che è soddisfatta la quasi totalità dei turisti, se non si è intervistato un campione di tutti i turisti del periodo considerato, e non solo di quelli che il mercoledì sono saliti al Passo Sella? Una ricerca valutativa seria avrebbe dovuto considerare l’insieme dei turisti, anche coloro che il mercoledì non hanno potuto o voluto salire al Sella a piedi o in bici o in autobus. Come nasce l’iniziativa dell’Eurac? Chi ha voluto limitare l’indagine solo a quella parte di turisti?

Una ricerca valutativa seria avrebbe poi dovuto considerare non solo l’opinione dei turisti, ma anche dei residenti o dei transitanti non turisti che hanno dovuto fare a meno di una strada che loro serviva per le loro attività o per le loro relazioni.

Pare di capire che sono stati intervistati gli operatori economici che hanno la loro attività sul passo, ma nessun dato sulle loro risposte è stato reso noto, almeno nella pagina di giornale dedicata alla ricerca. Come mai? O si è trattato solo di impressioni e dichiarazioni non trattabili come rilevanti per un approccio scientifico? Nessun dato, tra l’altro, è stato fornito sul metodo di scelta del campione di turisti che sono saliti al passo nel giorno di chiusura al transito. Il dubbio che, dato il contesto, non si possa dire che si tratti di campione rappresentativo è difficile da fugare.

Di interesse il fatto che operatori economici del passo abbiano dichiarato che alla perdita di incassi nel mercoledì di chiusura corrisponda a parziale compensazione qualche maggiore incasso negli altri giorni; osserva l’articolista che evidentemente chi non può salire al passo in automobile o in moto il mercoledì, lo fa il martedì io il giovedì. Tale constatazione contraddice in modo evidente le valutazioni degli assessori provinciali competenti in materia, che celebrano la tutela ambientale che la chiusura la traffico del mercoledì raggiungerebbe e che, in omaggio alle Dolomiti patrimonio UNESCO, andrebbe estesa. Se questa è compensata, come documentato, con più traffico veicolare privato negli altri giorni, difficile sostenere che vi sia un guadagno ambientale. Più concentrazione di traffico peggiora la qualità ambientale!

Possibile che con due istituzioni universitarie e con qualificate istituzioni di ricerca, prima di estendere un’iniziativa, i responsabili sudtirolesi e trentini non si muniscano dei risultati di una seria ricerca valutativa, come s’usa da parte di amministrazioni bene attrezzate?

Indipendenza della Catalogna: impossibile una soluzione negoziata?

di il 23 novembre 2017 in autonomia con Nessun commento

Le vicende relative all’unilaterale dichiarazione di indipendenza della Catalogna ad opera del suo Parlamento, dopo l’esito di un referendum positivo, hanno messo in luce una questione fondamentale nell’organizzazione politica di una comunità: quali sono le modalità per avere un cambiamento nell’assetto dei poteri.
Vi può essere un generale accordo per il cambiamento. E’ avvenuto per es. con la divisione della Cecoslovacchia in Repubblica Ceca e in Slovacchia o per la divisione dell’Unione Sovietica.. In un certo senso è avvenuto con la cessione di sovranità da parte degli stati dell’Unione Europea all’Unione stessa; sarebbe avvenuto, se vi fosse stato consenso maggioritario nel referendum, per l’indipendenza della Scozia. Questa strada è stata chiusa dalla Spagna nei confronti della Catalogna.
Qualora un accordo non ci sia, vi sono strade diverse per il cambiamento? La prima e principale è la rottura unilaterale degli accordi precedenti, più o meno voluti o subiti. C’è chi ne denuncia l’illegalità, richiamando il dovere di rispettare gli impegni sottoscritti (nel caso catalano la Costituzione spagnola) e pertanto attiva o sostiene meccanismi di repressione tramite apparati di controllo (magistratura e polizia). Ma veramente la rottura degli accordi pregressi è inaccettabile? Essi stessi sono nati dopo la rottura di accordi precedenti. La formazione degli stati nazionali è avvenuta con rottura degli accordi vigenti negli stati pre-nazionali. In Italia tale rottura, ripetuta e rinforzata dall’uso delle armi, anche straniere (si vedano gli interventi armati francesi), è celebrata come “risorgimento”, compiuto con la sanguinosa prima guerra mondiale della quale ricordiamo il centenario.
Sarebbe interessante sapere dai critici delle decisioni catalane in nome della legalità spagnola come legittimino le diverse rotture dell’ordine costituzionale attraverso le quali il regno piemontese si è allargato fino a divenire regno d’Italia. Oppure come essi giudichino i più recenti violenti processi di secessione avvenuti nell’area jugoslava. Qual è poi la legittimità dell’intervento dell’Unione Europea quando ha creato, con la guerra Nato alla Serbia, un nuovo stato, il Kossovo, consentendogli di usare come moneta l’euro.
Con il trascorrere dei decenni le situazioni cambiano e un’organizzazione politica deve prevedere regole per il suo mutamento, senza dover ricorrere ad azioni violente. L’uscita pacifica della Gran Bretagna dall’Unione Europea testimonia che simili regole si possono istituire. Basta che i principi regolatori cui ci si ispira siano quelli della sussidiarietà dell’organizzazione politica di un certo livello per i livelli politici di livello inferiore. Invece permangono principi ispirati al nazionalismo, secondo i quali l’unità nazionale è “sacra”, ossia intoccabile, e non un prodotto storico che è soggetto a possibilità di mutamento. La sovranità va ripartita tra i diversi livelli di organizzazione politica, da quelli locali a quello globale e tale ripartizione deve sempre poter essere rinegoziata.
Se tali nuove regole per il mutamento non vuole darsele uno stato che è ancora strumento politico “sacro” al servizio di una nazione (quella prevalente al suo interno), siano esse un obiettivo per l’Unione Europea. Altro che nascondersi dicendosi solo espressione di “stati sacri”!
Cordiali saluti,

Funerali negati: dove la misericordia della Chiesa?

di il 21 novembre 2017 in etica pubblica, religione con 1 Commento

Un capo-mafia colpevole di molti assassinii e condannato a molti ergastoli in regime duro è morto carcerato a Parma. A lui la Chiesa cattolica nega esequie pubbliche, perché pubblico peccatore che non ha dato segni pubblici di pentimento. A norma di diritto canonico.

Stride tanto rigore con la predicazione della misericordia che tutta la Chiesa, a partire dal pontefice, ripete continuamente. Se Dio è misericordioso, come mai la Chiesa non lo è con i pubblici peccatori che non hanno dato segni pubblici di pentimento? Le esequie in chiesa sono solo per coloro che non sono pubblici peccatori? Non si insegna che un peccatore è tale non solo in base alla “materia grave” della violazione morale, ma anche in base alla “piena avvertenza e al deliberato consenso”, elementi che rimandano al segreto della coscienza di ciascuno? Perché in altri casi di violazioni gravi ed evidenti pubblicamente della norma morale senza che ci siano segni pubblici di pentimento non si negano funerali in chiesa? E’ mai stato negato un funerale in chiesa a un medico che ha eseguito migliaia di aborti ,“abominevole delitti”, uccisioni di esseri umani innocenti? E’ mai stato negato un funerale in chiesa a pubblici bestemmiatori che pubblicamente non si sono pentiti? Oppure a impenitenti adulteri? Eppure si tratta pur sempre di “materia grave” pubblicamente evidente.

Mi sa tanto che anche la Chiesa si stia sottomettendo da qualche anno al “politicamente corretto”, misericordiosa dove lo spirito del tempo porta a indulgenza, ma impietosa laddove questo vuole durezza di condanna, anche davanti alla salma di un morto.

Mentana e la legittimazione dell’autonomia speciale trentina; ma lo stato nazionale quale legittimazione?

Il Trentino ha dato largo spazio al dibattito sulla persistenza delle ragioni dell’autonomia speciale dopo le affermazioni di Enrico Mentana, giornalista, in un dibattito tenutosi a Trento. A preoccupare sono stati soprattutto gli applausi tributati a Mentana quando questi ha affermato che l’autonomia speciale trentina è ormai un anacronismo.

Premesso che Mentana non ha fatto altro che dire ciò che molti già dicono, peraltro in modo superficiale, sulla base di stereotipi e pregiudizi (da un giornalista con le sue responsabilità al TG7 ci si poteva aspettare affermazioni più circostanziate), non ci si può limitare a condanne. Personalmente ho trovato di particolare interesse l’articolo del collega Nevola e dell’on.Ballardini, entrambi disposti ad accettare che l’assetto istituzionale possa cambiare nel tempo, mutando le condizioni storiche. Il prof. Nevola sottolinea il concetto di legittimazione; l’autonomia speciale non è di per sé eterna: è un prodotto storico. La sua sussistenza va continuamente rilegittimata. E dopo settant’anni dalla sua istituzionalizzazione, le ragioni che l’hanno giustificata possono aver perso valore. L’on. Ballardini fa un passo oltre, mettendo nel conto che, con i poteri dello stato nazionale ceduti all’Unione Europea, vada ridiscusso tutto l’assetto dei poteri, non escludendo, di fronte alla perdita di ruolo dello stato nazionale, un più incisivo ruolo delle entità regionali, per noi anche transfrontaliere, in un rapporto nuovo con stato nazionale e Unione europea.

Nevola non mette in questione la legittimazione dello stato nazionale; i particolari poteri delle autonomie speciali vanno certo legittimati e non lo sono una volta per tutte, ma neppure i poteri dello stato nazionale sono legittimati una volta per tutte. Gli eventi della Catalogna lo stanno a dimostrare, ma lo hanno dimostrato anche quelli del referendum scozzese, quelli della divisione tra Boemia e Moravia da un lato e la Slovacchia dall’altra, quelli della dissoluzione jugoslava, e così via. La legittimazione dello stato nazionale sta giuridicamente nel patto costituzionale, come per l’autonomia speciale trentino-sudtirolese sta nel patto Degasperi-Gruber. Se non valgono gli impegni giuridici per l’autonomia regionale-provinciale trentino-sudtirolese, perché contano altre ragioni storiche, perché dovrebbe valere il patto costituzionale dello stato italiano? In fondo si può sempre ricordare che l’annessione del Trentino – Alto Adige all’Italia fu un atto di conquista militare come esito di una guerra. E’ adeguata legittimazione questa?

Devono i trentini prendere atto che la situazione è cambiata e che il quadro giuridico non tiene più? E perché dovrebbe invece tenere a livello nazionale, sia nella configurazione delle autonomie interne, sia nei rapporti tra stati confinanti dell’Unione Europea? L’on. Ballardini fa intravedere piste di cambiamento, e se ne parla da anni. Poteri fondamentali dello Stato sono il battere moneta, l’amministrare la giustizia, disporre di apparati militari, regolare il prelievo fiscale statale. Ormai molti di essi sono in ultima istanza dell’Unione Europea o lo stanno per diventare. Uno potrebbe chiedersi: ha ancora senso lo stato nazionale? Politologi come Herz se lo sono già chiesto oltre sessant’anni fa. Non equivale tale domanda a porre la legittimazione “politica” (non giuridica) dello stato nazionale? Non conviene alla comunità nazionale e allo Stato svalutare la legittimazione giuridica delle autonomie speciali; potrebbe ritorcersi contro. Non bastano gli applausi di alcuni giovani a un giornalista per ritenere facilmente praticabile un ritorno al periodo liberale e fascista succeduto all’annessione e neppure allo stato regionale ad autonomia ordinaria previsto dalla Costituzione vigente e malamente messo in atto. Fra i trentini l’attaccamento all’autonomia speciale è forte. La sua legittimazione giuridica è garanzia di pace. Pericoloso negarne la validità.

patti con gli elettori e politica “liquida”

L’avvicinarsi di scadenze elettorali, specie di quella provinciale-regionale, fa ritornare le petizioni per “nuovi patti” con gli elettori, per rinnovamenti di patti ed alleanze tra formazioni politiche. Le stesse persone che avevano presentato come nuova un’alleanza o una formazione politica nella precedente elezione invocano di nuovo che di produca una novità all’elezione successiva. E i mezzi di comunicazione accreditano la necessità della novità, pena la perdita di consensi, il cadere dalla cresta dell’onda. E l’onda la creano proprio i mezzi di comunicazione, giornali e TV in particolare.

Mi sono più volte chiesto quali siano le ragioni di tale esigenza di novità e se sia costruttivo sostenerle. Se sono convinto dei principi cui ispiro la mia azione politica e gli obiettivi che intendo perseguire, il modo più razionale di agire è ispirato a continuità, non alla ricerca di novità. Se dei politici puntano sulla novità e se dei giornalisti spingono a ciò, e ciò è ricorrente ad ogni elezione, sorge il dubbio che principi e obiettivi di programma siano solo un mezzo per ottenere consensi per quel particolare momento, esempio di “liquidità della politica” come direbbe il collega Bauman. La stessa parola “patto con gli elettori” evoca una distanza tra politici e cittadini, voi date il voto a me e in cambio vi prometto certe azioni. Altra cosa un rapporto eletto-elettori nel quale il primo rappresenta i secondi, ne esprime ideali e orientamenti all’azione. Non c’è alcun patto tra diversi, ma solo condivisione e comune impegno in un rapporto di fiducia che va assai oltre la logica pattizia.

Da premiare in termini di riconoscimento pubblico dovrebbe essere la durata nel tempo di un impegno politico, che risulta facilitata da un patrimonio ideale di riferimento; un tale patrimonio non si cambia secondo le circostanze e le convenienze di un momento. Il movimento cattolico aveva espresso nel XX secolo una sua presenza politica stabile, apprezzata da molti cittadini. Lo stesso si può dire del movimento operaio socialista o delle correnti laico-liberali, pur nelle divisioni e articolazioni createsi lungo un secolo. Che cosa impedisce che tra i cittadini non possa rinascere la valorizzazione dell’impegno politico a lungo termine, fondato su ideali cui si crede profondamente e che ispirano programmi di lunga durata? Sarebbe un male? Meglio la “politica liquida” che caratterizza l’oggi? La domanda interpella almeno coloro che hanno un patrimonio ideale e di riflessioni culturali, come i cristiani che hanno il grande patrimonio della dottrina sociale della Chiesa, coloro che amano solidità e non liquidità, continuità e non novità. Ma interpella anche i giornalisti e gli editori, che creano opinione pubblica, l’agorà del mondo contemporaneo. E forse anche coloro che si sentono “costretti” a lanciare novità, ad auspicare nuovi “patti” per paura di non essere sulla cresta dell’onda e perdere consensi: potrebbero essere più liberi di essere loro stessi, non potendo credere che essi siano “liquefatti” nel profondo, travolti dal cinico uso strumentale delle parole e dei rapporti con gli elettori.

Università: opportunità di crescita della persona da offrire a tutti coloro che lo desiderano

di il 17 settembre 2017 in servizi pubblici, università con Nessun commento

L’Adige di domenica 3 settembre dedica il titolo principale di prima pagina al problema del “numero chiuso” di ammissioni alle università, tornato all’attenzione pubblica a seguito di una sentenza del TAR del Lazio su un ricorso di studenti della Statale di Milano. A Trento si è sempre preferito parlare di “numero programmato”, in ragione della disponibilità di strutture didattiche adeguate.
Ricordo come a Sociologia a Trento, ancora Istituto Superiore (Universitario) di Scienze Sociali, per un anno furono addirittura bloccate le nuove iscrizioni, che nei primi anni raddoppiavano da un anno all’altro. Al blocco succedette l’anno successivo il “numero programmato”, per Sociologia senza gravi scompensi negli anni (nel frattempo si erano aperti nuovi corsi di laurea di Sociologia in molte università italiane).
L’esplosione degli accessi all’università ha poi condotto a introdurre con norma nazionale il “numero programmato” per medici, veterinari e architetti: la motivazione principale della programmazione era indicata nella necessità di raccordare il numero di laureati alla prevedibile quantità di sbocchi occupazionali. C’era un’esplosione di laureati e di studenti in medicina (e di architetti), candidati, si pensava, alla disoccupazione. Ricordo di aver partecipato a riunioni di sociologi delle diverse Facoltà di Sociologia italiane che tentavano di applicare il criterio degli sbocchi professionali anche nella programmazione degli accessi ai corsi di laurea in sociologia.
Poi è accaduto, esperienza diretta anche del Trentino, che non reperiscano più i medici necessari per alcune strutture sanitarie, che i calcoli programmatori orientati alla quantità di sbocchi professionali si siano rivelati errati. Come a suo tempo già sostenevo per i sociologi, non vi sono sufficienti conoscenze, né mai vi potranno essere, che consentano, in sistemi aperti e di libero mercato, di prevedere in modo attendibile, e per un periodo che non sia brevissimo, la domanda di determinati posti di lavoro. Lo potevano fare forse i sistemi socialisti di economia pianificata e centralizzata, ma non hanno saputo reggere la concorrenza dei sistemi di mercato.
Mi chiedo, poi, quanto giusto sia concepire l’università principalmente come canale di formazione per dei posti di lavoro, specie per i corsi di studi in scienze umane, ma non solo. L’istruzione fino ai più alti gradi è un bene in sé, per la crescita umana della persona. Vale indipendentemente dal fatto che poi si svolga un lavoro che utilizza spezzoni di istruzione avuta nelle istituzioni disegnate per la trasmissione e l’elaborazione delle conoscenze. Il fatto che in alcuni paesi si arrivi a quote elevatissime di laureati sta a testimoniare di tale valore, indipendentemente dal fatto che le conoscenze acquisite siano nella fisica, nell’astronomia, nell’economia, nella medicina, nella sociologia, nella psicologia, nel diritto, e così via.
Il problema aperto è quindi quello di come consentirea tutti coloro che desiderano “crescere in conoscenza” di poterlo fare, anche nelle apposite istituzioni se preferite all’auto-organizzazione della propria formazione (hanno tra l’altro anche il vantaggio del riconoscimento del valore legale del titolo di studio). Si tratta di scegliere la misura delle risorse (pubbliche e private) da destinare all’istruzione media e superiore, come si sceglie quella per altri servizi, da quelli sanitari a quelli per i trasporti e le comunicazioni. Se v’è una domanda inevasa di istruzione, il problema primo è quello di ampliare l’offerta, non di restringere la domanda. Sarà poi il sistema delle aziende pubbliche e private, o delle professioni, ad allocare in modo efficace ed efficiente le diverse persone ai vari ruoli lavorativi. E un operaio, un artigiano, un impiegato, un lavoratore dei servizi alla persona che abbia compiuto studi universitari è comunque, a parità di altre condizioni, una persona umanamente più ricca, per sé, per la famiglia, per la comunità, se quegli studi non avesse compiuto. Basta conoscere un po’ ciò che accade in paesi nei quali più i livelli di istruzione (di prosecuzione degli studi dopo l’obbligo) sono alti per convincersene.

Alcide Degasperi beatificato sull’altare laico della storia italiana; disturba ricordarlo come popolare e democratico cristiano?

di il 17 settembre 2017 in partiti politici, religione, storia con Nessun commento

Il 19 agosto 1954 moriva a Sella di Valsugana Alcide Degasperi; molta l’emozione in Italia. Ogni anno il 19 di agosto, prima a Trento, poi a Borgo Valsugana (per un periodo nella chiesetta di Sella, vicino alla sua abitazione per le ferie) viene celebrata una Messa in suo suffragio, alla presenza di donna Francesca (finché è vissuta) e delle figlie e altri familiari. Il Centro Studi su Alcide Degasperi di Borgo da molti anni organizza un momento di ricordo di vari aspetti della vita di Degasperi come uomo, come cristiano, come politico. Negli anni Novanta la celebrazione era occasione anche per convegni con interventi di politici aventi un ruolo nazionale, promossi e tenuti da uomini che alle idee di Degasperi dichiaravano di ispirarsi: ricordo per esperienza diretta Rocco Buttiglione, leader prima del PPI e poi del CDU, l’eurodeputato SVP-PPE Michl Ebner, Pierferdinando Casini del CCD. In chiesa non mancavano mai altri esponenti di quella che era stata la Democrazia Cristiana, sia esponenti nazionali (ricordo più volte l’on. Castagnetti) che regionali, ex Presidenti di Regione e Provincia, ex Assessori, ex Consiglieri regionali, ex segretari e dirigenti DC.
Nel 19 agosto di quest’anno non ho visto nessun esponente di rilievo della DC, salvo Aldo Degaudenz, Presidente del Centro Studi che organizza gli eventi. C’erano alcuni ex DC, ma mancavano coloro che hanno avuto responsabilità politica e amministrativa. Mancavano alla Messa e mancavano anche alla bellissima rievocazione (sala piena) del ruolo di Degasperi negli anni della Prima Guerra Mondiale, specie a tutela dei profughi trentini nei territori dell’allora impero austro-ungarico, curata da Renzo Fracalossi e dal Club Armonia. Unico consigliere provinciale-regionale in carica presente alla Messa era Claudio Cia, fondatore del movimento Agire per il Trentino. Mi scuso se non ho visto altri presenti. La grande chiesa di Borgo era piena.
Mi sono chiesto le ragioni per le quali non si sente più il dovere di ex DC di partecipare; lo ha sentito più volte il vescovo della Diocesi di Trento, qualche anno lo hanno sentito anche dei cardinali, ma non i laici già impegnati in politica. Negli ultimi due anni Il vescovo Lauro Tisi è stato particolarmente incisivo nel ricordare le virtù morali di Alcide Degasperi.
Probabilmente una parte della risposta sta nelle celebrazioni che in nome di Degasperi vengono organizzate dalla Fondazione Degasperi di Trento a Pieve Tesino, da qualche anno il giorno precedente, il 18 di agosto. I relatori invitati sono di alto interesse e prestigio (il vertice raggiunto lo scorso anno con l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) ed è garantita l’attenzione dei mass-media anche nazionali. Salvo qualche fuggevole cenno, l’occasione di Pieve Tesino valorizza direttamente o indirettamente il Degasperi ministro, capo di Governo, non il Degasperi che cerca di tradurre nell’azione politica l’insegnamento sociale della Chiesa e soprattutto il suo essere cristiano, contribuendo anche in modo rilevante alla fondazione del Partito Popolare del Trentino (1905) (Unione Politica Popolare del Trentino nel 1904), alla conduzione del PPI dal 1919, alla fondazione e alla guida della Democrazia Cristiana poi. In breve l’iniziativa sostenuta dalla Fondazione e indirettamente dalla Provincia Autonoma ha “laicizzato” la figura di Degasperi, in linea con quanto la Provincia ha fatto istituendo anche il “Premio Degasperi”. Giusto e meritorio fare di Degasperi un patrimonio di tutti, anche di chi si riferisce o si è riferito a chi gli fu forte avversario in termini politici e culturali, ma ciò ha di fatto portato a svuotare la figura di Degasperi delle sue valenze personali religiose, quelle più profonde e che spiegano anche le sue azioni sul piano di governo della cosa pubblica. E chi fu del suo partito (e quindi “di parte”) si accontenta di questa beatificazione sull’altare laico della storia italiana.
Il precedente vescovo mons. Bressan celebrava la Messa del 19 agosto, ma l’enfasi sulle virtù umane e cristiane di Alcide Degasperi era tenue, consegnata per un po’ a mons. Armando Costa. L’attuale vescovo mons. Tisi, invece, non manca di sottolineare fortemente tali virtù. Ci si può chiedere perché allora non riavvia il processo per la beatificazione. Lo impone la coerenza. Chi gli ha parlato ha sentito fare riferimento alle riserve che provengono dall’Alto Adige. Mi pare impossibile che si subordini il riconoscimento delle grandi virtù umane e cristiane alla condivisione di scelte politiche attinenti alla popolazione di lingua tedesca del Sudtirolo. Non credo che lo possa fare il vescovo di Bolzano-Bressanone, ma tantomeno il vescovo di Trento. Fosse stata anche sbagliata la scelta di Degasperi al riguardo, avesse commesso anche un “peccato”, non mi consta che i santi proclamati dalla Chiesa non abbiano mai fatto errori e non abbiano mai commesso peccati. Cristiano esemplarmente impegnato, da cristiano, in politica: perché non procedere nella causa avviata da tempo?

Chi ama orsi e lupi se li protegga con recinzioni! Rovesciamo la prospettiva di animalisti e antropologi da salotto

Sul “Trentino” di domenica 30 luglio u.s. è pubblicata un’intervista di Gianpaolo Tessari a Duccio Canestrini, giornalista e antropologo. Certamente all’intervistato è sempre piaciuto andare “conto corrente”, almeno nelle parole e stavolta prende le difese dell’orso in Trentino, che altro non fa ciò che la natura lo spinge a fare. Se aggredisce l’uomo è perché questi non si è fatto sentire in tempo per consentirgli di fuggire dalla sua presenza e se aggredisce animali allevati al pascolo è colpa di chi li alleva e non li protegge. Sarebbe sufficiente circondare le aree a pascolo con reti elettrificate. Del resto di che cosa si lamenta l’uomo, che per natura è predatore e che in passato ha fatto fuori tutti i predatori che si muovevano nelle stesse zone? Il bosco, secondo lui, “va temuto”.
Ho l’impressione di trovarmi di fronte a dichiarazione di un antropologo da salotto, che non sa bene di che cosa parla. Da anni proteggo le mie capre e i miei asini al pascolo con reti elettrificate e molto spesso trovo la recinzione divelta da intrusioni di animali selvatici, che non la vedono di notte o non la temono o cercano di saltarla. A chi si vuol raccontare la storiella che un orso o un lupo si arresterebbe di fonte a una rete elettrificata, se è affamato in cerca di cibo? Questa non arresta nemmeno le capre e gli asini se questi vedono erba più abbondante e fresca al di là della recinzione. Ma forse la Forestale e gli antropologi da salotto pensano a reti metalliche alte e con l’alta tensione, quando la raccontano. Non si tratta certo delle reti elettrificate a 9 o 12 volt di tensione, come di norma.
La rete può servire a qualcosa, ma se si tratta di recintare un’area circoscritta, limitata. E’ impraticabile nei pascoli alti e scoscesi, con terreno molto irregolare. In ogni caso la recinzione costa denaro e tempo per posarla e poi periodicamente spostarla e per cambiare le batterie (a meno che non si usino pannelli fotovoltaici, assai cari ed esposti a furto). E’ un aggravio di costi per un’agricoltura-allevamento marginale, quella che mantiene curato il paesaggio anche dove gli agricoltori-allevatori professionali non hanno convenienza ad operare. Ridicolo finanziare recuperi di aree pastorali inselvatichite, finanziare l’agricoltura di montagna, e poi metterne a rischio le produzioni per il gusto di far tornare i grandi predatori nei boschi e nei pascoli, da molto tempo liberi da minacce predatorie. Se proprio Duccio Canestrini e chi la pensa come lui vogliono provare l’emozione del timore entrando in un bosco, pongano le recinzioni elettriche a difesa di orsi e lupi in aree di loro caccia. Dicono che l’uomo è predatore: ebbene mettano a protezione delle sue prede delle recinzioni. Si è fatto in qualche area anche per cervi e caprioli. L’uomo predatore non fa che il suo mestiere se caccia orsi e lupi: di che lamentarsi? Se sei amante di orsi e lupi, “le tue bestie le devi proteggere, non puoi lasciarle incustodite”, parafrasando una frase di Canestrini rivolta agli allevatori.
Quanto al fatto che contro la presenza di grandi predatori nei boschi trentini siano coloro che temono l’immigrazione non regolata da parte di clandestini, esso non fa che dimostrare che vi sono coloro che amano le “nuove esperienze” , per il gusto di sperimentare emozioni nuove, e coloro che prediligono la “sicurezza” di fronte a possibili esiti negativi di fatti nuovi. Antropologi e sociologi sanno che i popoli hanno ambito sempre a controllare il loro ambiente da intrusioni non desiderate. Ho il timore che chi difende possibilità di intrusioni di ogni tipo in nome del gusto delle “nuove esperienze” non si curi abbastanza del bene del popolo cui appartiene. Forse un’esperienza come quella vissuta dai due trentini di Cadine con l’orso potrebbe aiutare Duccio Canestrini e tutti gli “animalisti” a capire un po’ meglio il buonsenso della gente comune.

Proposta di alcuni sindaci per una formazione civica in Trentino: elementi da chiarire

LA PROPOSTA CIVICA DI ALCUNI SINDACI: VALUTAZIONI PROVVISORIE
Si parla spesso di una prospettiva “civica”, che dovrebbe sostituire gli approcci politici, specie a livello locale, basati su ideologie. Cosa si intenda per formazione civica, lista civica, riferimento ai valori del civismo è divenuto, tuttavia, sempre meno chiaro. Il documento presentato da alcuni sindaci trentini nei giorni scorsi chiarisce solo in parte. Cos’è l’ideologia, alla quale il civismo è alternativo? Se ideologia è il mascheramento “culturale” di interessi più o meno nascosti, il civismo vuole giustamente essere in modo opposto rapporto diretto con gli interessi popolari (ma solo questo il senso del popolarismo richiamato?).Se ideologia è l’elaborazione culturale di orientamenti di valore per una loro traducibilità in scelte politiche, il civismo non può evitare di adottare prospettive ideologiche. Quali sono? Delle tre parole d’ordine del documento dei sindaci passate sulla stampa, popolarismo, autonomismo e laicismo, le ultime due e forse anche la prima riguardano questioni di metodo; solo il popolarismo potrebbe esprimere contenuti, ma se non è inteso solo come “rapporto con il popolo”, ma come esperienza storica ispirata al pensiero sociale cristiano. Non è utile rimanere nell’ambiguità. L’autonomismo dice dei livelli territoriali di libertà di decidere (principio di sussidiarietà, di natura “regolativa”) e il “laicismo” (assai meglio parlare di “laicità”, cosa diversa dal laicismo) dice dell’autonomia da dare a Cesare, senza metter di mezzo Dio o le Chiese.
In Trentino vi è una lunga tradizione di liste civiche, espressione dello spirito comunitario locale, che rifiutava le divisioni connesse alla dialettica ideologica nazionale. Esso è stato espressione della cultura comunitaria, caratterizzata dall’importanza assegnata alla religione, alla solidarietà familiare e al legame con il territorio locale. E’ a questo civismo che si ispirano i sindaci?. Nella cultura della comunità trentina è però cresciuta la secolarizzazione, si è infragilita la famiglia, è diminuita la portata del sentimento di appartenenza al luogo e alla comunità locale. Se in precedenza il riferimento ai valori era implicito nel semplice riferimento al civismo locale, con la modernizzazione in atto non lo è più, essendo la cultura dei trentini divisa in ragione dell’accettazione o meno delle direzioni di cambiamento in atto come obiettivi da perseguire. Serve chiarezza al riguardo.
Diverso il civismo ridotto a metodo nella costruzione delle decisioni politico-amministrative dal civismo orientato a valori, che prende “parte” (diventa “partito”?), la parte che ritiene importante che le nuove generazioni non crescano solo nella ricerca del “benessere” materiale, che la famiglia non diventi sempre più fragile, che la vita umana sia tutelata e difesa sempre, che la solidarietà comunitaria cresca, che vi siano possibilità di studio e lavoro per tutti.
L’auspicio è che l’iniziativa civica di alcuni sindaci esca dalla genericità, che chiarisca come il popolarismo del loro civismo ha lo stesso sapore di quello che espresse Luigi Sturzo, che era anche autonomista e rispettoso della laicità della politica. Porre la questione al riguardo di “a chi servirà l’iniziativa civica”, se al centrodestra o al centrosinistra, è una trappola che immiserisce.

Passi Rolle e Sella: vittime di un ambientalismo dogmatico?

Confesso che due fatti che hanno avuto molta attenzione sui giornali locali in questi giorni mi hanno indotto a riflettere: la chiusura al traffico per un giorno alla settimana di Passo Sella e l’entusiasmo di molti di fronte all’idea di un manager de La Sportiva di eliminare da Passo Rolle gli impianti di risalita per lo sci di discesa per rendere Passo Rolle una stazione per relax e pratiche sportive “leggere”, più “naturalistiche”. Strade larghe ed asfaltate per passare da una valle all’altra, conquista degli anni Sessanta, sono viste come strumento di snaturamento della bellezza dei passi alpini. Impianti di risalita per rendere facile la discesa con gli sci, da progresso sono diventati deturpazione del paesaggio per chi alla montagna d’inverno chiede altro. Ciò che cinquanta e più anni fa era progresso, conquista, è diventato un “carico” da eliminare.
Negli anni della mia gioventù con degli amici esploravo il mondo in bicicletta. Le strade per i passi dolomitici erano strette e sterrate( il Rolle da San Martino in su), ed il rischio di cadere per le malformazioni della carreggiata era ricorrente: che sollievo quando si poté utilizzare una strada più larga ed asfaltata, da ultimo per il Passo Gobbera, il Passo Broccon, il Passo Cereda. Tramite il passo si entrava in rapporto con valli vicine. Si cominciò anche a usare del passo per lavoro o per studio nella valle vicina. Ora conta godere il passo di per sé, libero da veicoli, come se per chi non ama vedere strade o impianti di risalita non bastasse spostarsi di un po’ per avere quello che gli piace, senza costringere chi la strada usa a farne a meno o chi dall’impianto ricava utilità (e in montagna non sono tante) o piacere, a rinunciarvi.
Un tempo l’economia montana portava a fare dei corsi d’acqua i confini tra gli spazi delle comunità locali ( e ci sono ancora memorie in molti confini amministrativi, compreso Vanoi e Travignolo per restare a Primiero); la montagna era l’habitat comunitario. Poi l’economia è cambiata, le interdipendenze si sono organizzate lungo i corsi d’acqua e la montagna è divenuta solo ostacolo. Chiudere i transiti dei passi (sia pure per ora temporaneamente) o eliminare attività attrattive sui passi, da rendere più “naturali”, è un ulteriore episodio della separazione tra valli. E Rolle viene incorporato nella val di Fiemme. Decenni di inutili chiacchere per collegarlo con San Martino e Primiero; l’esposizione a valanghe della strada continua a rimanere e il collegamento degli impianti sciistici di San Martino con quelli di Rolle viene prima declassato (non più “mobilità alternativa” per poter godere di finanziamento pubblico), e poi proposto per la sepoltura con l’idea del Passo Rolle libero da impianti. Eppure non sono passati molti anni da quando esperti e politici ne proclamavano l’importanza.
La trasformazione della montagna da spazio antropizzato a “riserva naturale” sta intaccando anche i canali di comunicazione, che appaiono ormai solo “deturpanti” l’ambiente. Si fa il paio con la facilitazione all’insediamento di animali grandi predatori, orsi e lupi per ora, che alla lunga porteranno al ritiro dall’alta montagna fatta di pascoli di coloro che la usano per gli alpeggi di pecore, capre, equini, bovini. E il tutto guidato dalle élite urbane o urbanizzate, da sempre sensibili alla “naturalità” dell’ambiente dove godere il proprio tempo libero. Ma non possono goderselo altrove? Ci sono molti spazi “vergini” in montagna. Vogliono proprio far ritornare a una finta verginità un passo, (il Sella o il Rolle ora, ma poi anche altri), finta perché non propone altro che un nuovo “consumo ambientale” più alla moda per alcuni ceti intellettuali o pseudo-ambientalisti o amanti di “nuove esperienze”?
Credo che serva un momento di riflessione, specie da parte delle élites locali delle aree di montagna; non devono prestarsi a colonizzazioni che sembrano alla moda: la moda di salire su una grande strada asfaltata in bicicletta o quella godere di un paesaggio senza ingombro di impianti proprio su quella piccola parte di territorio che ha sviluppato opportunità diverse e consolidate.

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