Renzo GUBERT – Chi è?

Nato a Primiero l’11 agosto 1944, primo di dieci figli, padre primierotto (Turra di Pieve la nonna) e madre “fiamaza” (Delmarco di Castello il nonno e Paluselli di Panchià la nonna), famiglia di piccoli contadini in affitto, con il padre che, per necessità, lascia il lavoro agricolo a moglie e figli e fa il manovale stagionale nell’edilizia.

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Referendum giustizia: motivi del voto sì taciuti dal dott.Zampini





l’Adige del 29 gennaio pubblica un articolo di Mauro Zampini che illustra i motivi “pesanti” che spingono a votare “no” al prossimo referendum di riforma dell’organizzazione istituzionale della magistratura. Leggo sempre con grande interesse e in generale con condivisione gli scritti di Mauro Zampini, già in posizione di vertice dell’amministrazione della Camera dei Deputati e anche per questo scritto leggo, condividendole, le critiche sulla perdita di peso delle Camere nei confronti del potere esecutivo anche per competenze che sono legislative. La mia esperienza di tre legislature me lo ha provato e da allora la situazione è nettamente peggiorata. E sarebbe ancora espressione di questa tendenza, per Zampini, a concentrare il potere nell’esecutivo la prossima riforma della magistratura. A prova di ciò il dott. Zampini non porta però contenuti delle norme di riforma, ma dichiarazioni di esponenti del Governo che attribuiscono alla riforma un vantaggio della maggioranza politica al governo nell’evitare un’azione di “opposizione” da parte di magistrati. i sostenitori del “no” assumono tali dichiarazioni come prova del fatto che la riforma ha come vero scopo il controllo politico della magistratura, ma l’interpretazione delle dichiarazioni di ministri al riguardo può essere un’altra. La riforma renderebbe assai meno facile che dei magistrati usino i loro poteri per scopi politici di opposizione a magggioranza e Governo e ciò è un vantaggio anche per eventuali maggioranze e governi futuri ora minoranze e opposizioni. Tale interpretazione è tutt’altro che artefatta se si ricorda la gestione delle competenze del CSM denunciata dal giudice Palamara, che nessuno può ignorare. Ed è proprio il vigente sistema di elezione dei componenti magistrati del Consiglio Suiperiore della Magistratura, dominato dall’organizzazione di correnti politiche dei magistrati, quello che i sostenitori del “no” vogliono difendere, dato che la riforma ridurrebbe di molto l’influenza di correnti prevedendo il sorteggio quale modo di selezione delle nomine al CSM. Stranamente Mauro Zampini non fa cenno a questa motivazione pesante del voto “sì” alla riforma. Ricordo che a una componente di casualità nella selezione dei commissari di concorso per limitare l’influenza di correnti politiche o di gruppi preorganizzati si è ricorsi anche per i concorsi universitari.

Votare sì o no in base a supposte intenzioni non mi pare poi il modo migliore; il voto deve riguardare il testo della nuova norma. Mi sembra il modo più corretto di agire anche per rispetto ai valori di democrazia e di stato di diritto tutelati dalla nostra Costituzione. A mio avviso fa riflettere il fatto che per il “sì” si siano espressi il giudice Di Pietro ed esponenti importanti del PD attenti più ai contenuti da valutare che a un uso del referendum per fare opposizione politica al Governo.

INVIATO A L’Adige e finora non pubblicato

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