Renzo GUBERT – Chi è?

Nato a Primiero l’11 agosto 1944, primo di dieci figli, padre primierotto (Turra di Pieve la nonna) e madre “fiamaza” (Delmarco di Castello il nonno e Paluselli di Panchià la nonna), famiglia di piccoli contadini in affitto, con il padre che, per necessità, lascia il lavoro agricolo a moglie e figli e fa il manovale stagionale nell’edilizia.

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Il voluta cecità degli intellettuali di fronte al Family Day: lettera al “Trentino” su Paolo Pombeni

di il 4 Febbraio 2016 in famiglia con Nessun commento

Caro Direttore,
vedo che il Trentino continua (a parte qualche breve lettera) una linea di netta contrarietà a chi, in Italia, non accetta l’impostazione che al “regime” delle coppie omosessuali prevede di dare il disegno di legge Cirinnà, in questi giorni in discussione al Senato. L’ultimo esempio (ad oggi, 3 febbraio) è l’articolo di Paolo Pombeni, direttore dell’Istituto Storico Italo Germanico della Fondazione Kessler. Fa il paio con l’intervento alla Rete 7 di De Rita la sera precedente e con i molti di Cacciari, già sindaco di sinistra di Venezia. Avendo sempre apprezzato l’equilibrio e la capacità di penetrazione critica di Paolo Pombeni (in comune, da studenti, l’esperienza di GS di don Giussani, che precedette CL), mi ha sorpreso che da qualche tempo abbia cambiato impostazione. Un esempio di ciò, a mio avviso, è il giudizio sul Family Day, centrato sulla richiesta di tutela del bambino e della donna “affittata” di fronte alla pratica diffusa dell’”utero in affitto”. La quasi totalità degli interventi al Family Day riguardavano tale richiesta. Quando Pombeni afferma che è dubbia la volontà del popolo in merito, evidentemente egli non ha preso conoscenza dei sondaggi di ogni tendenza, che mostrano una contrarietà alle adozioni del figliastro del compagno omosessuale che oscilla tra il 70 e l’80% degli italiani. Ed è proprio l’oggettivo incentivo al ricorso all’utero in affitto (pur se solo all’estero) che rende la stragrande maggioranza degli italiani contrari all’adozione prevista dal ddl Cirinnà. Su che base Pombeni afferma che la “piazza” del Family Day rappresentava “minoranze integraliste”?

Seconda presa di posizione di Pombeni: perché concentrare l’attenzione sul ddl Cirinnà e non sulle carenze delle politiche familiari italiane? A parte che le associazioni che hanno preso l’iniziativa di indire il “Family Day” sono quelle che più si battono per serie politiche di sostegno della famiglia, sarebbe comunque curioso che di fonte a un principio di incendio di una casa, i suoi occupanti si preoccupassero di sistemare le fondamenta che magari danno qualche segno di cedimento. La cosa ragionevole è darsi da fare per spegnere l’inizio di incendio. Capziosa, quindi, la critica.

Terza qualificazione poco comprensibile che Pombeni dà del problema posto dal ddl Cirinnà è quella di “problema pseudo-etico”, accomunato in ciò, secondo lui, a quello dei risparmiatori truffati delle banche. Mi chiedo se i temi della configurazione della famiglia e delle condizioni per la filiazione si possano considerare estranei all’etica. TV e giornali hanno spesso chiamato nei dibattiti persone che negavano rilievo etico a questi temi, riconducendo il tutto a normali prassi e cambiamenti sociali. Stando alla posizione di Pombeni, i vescovi italiani, Papa Bergoglio, illustri giuristi già Presidenti della Corte Costituzionale, l’enorme folla del Circo Massimo si sarebbero occupati di un tema “pseudo-etico”!

Poco conta che la successiva diagnosi di Pombeni circa i mali del sistema politico derivanti dalla perdita di funzione di mediazione socio-politica da parte dei partiti sia condivisibile; prendere tale considerazione a pretesto per demolire con affermazioni senza fondamento il fenomeno sociale del Family Day, autentica espressione di un popolo che si mobilita per i diritti dei più deboli, non mi sembra un’operazione intellettuale-politica degna di quell’intellettuale onesto e perspicace che avevo conosciuto, operazione assai più deludente della recente e poco critica conversione al “renzismo”.
Cordiali saluti,

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