Renzo GUBERT – Chi è?

Nato a Primiero l’11 agosto 1944, primo di dieci figli, padre primierotto (Turra di Pieve la nonna) e madre “fiamaza” (Delmarco di Castello il nonno e Paluselli di Panchià la nonna), famiglia di piccoli contadini in affitto, con il padre che, per necessità, lascia il lavoro agricolo a moglie e figli e fa il manovale stagionale nell’edilizia.

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Riforma autonomie locali in Trentino

di il 6 Novembre 2020 in autonomia, comunità con Nessun commento

Caro Direttore Mantovan

apprezzo molto il dibattito da Lei aperto sul Trentino in merito alle autonomie locali. Il 28 ottobre una lettera di Aldo Collizzolli coglie nel segno nel parlare di “lacrime di coccodrillo” a proposito dei ripensamenti di decisioni passate, che si rivelano negative. Il coccodrillo in realtà era uno, mentre gli altri si adattavano in gran parte ai suoi voleri, pena esclusione dai premi “margherita”. Peraltro sulla destra e sulla sinistra c’erano altri che, pur di combattere l’assetto socio-politico che reggeva da decenni il Trentino, spingevano il coccodrillo ad andare oltre, proponendo di eliminare le autonomie delle piccole comunità e predicando la concentrazione del potere in un “capo”, eletto direttamente dal popolo, con potere di dissolvere la possibilità partecipativa dei soci del capo o di ogni altra espressione di opposizione al capo, e proponendo di concentrare l’amministrazione delle piccole comunità in pochi comuni.
Lei ha avuto il merito di “costringere” il coccodrillo e altri fiancheggiatori od oppositori a versare lacrime, aprendo lo spazio a ripensamenti, impossibili da non mettere nel conto data la situazione di destrutturazione socio-amministrativa che è in corso.

Il pensiero sociale cristiano è sempre stato per una democrazia partecipata e per un sistema di rapporti di potere tra i diversi livelli nei quali si organizza la comunità improntato al principio di sussidiarietà. E così lo pensò la Democrazia Cristiana degli anni Sessanta e Settanta. Poi venne la stagione della verticalizzazione delle relazioni in nome di una “democrazia decidente”, forse in qualcuno di impronta tecnocratica, ma di fatto per i più di marca “populista”. Elezione diretta dei capi-amministrazione, sistema elettorale maggioritario, nei piccoli comuni senza limite alcuno, a turno unico, marginalizzazione dei “consigli elettivi”, concentrazione dei servizi, obbligo di gestioni unificate, incentivi alla unificazione dei comuni, ecc.. Ben venga la lacrimazione!

Servono revisioni. Una di quelle annunciate, ancora avvolta nella nebbia, riguarda l’autonomia amministrativa a livello delle comunità di valle. A suo tempo il Centro-UPD (ora Centro Popolare), per siglare il patto per costruire la “Casa dei trentini”, pose la condizione di riconoscere l’autonomia anche politica a livello di valle, a correzione dei programmi di trasformare i comprensori in meri strumenti organizzativi per alcuni servizi. Dellai con il suo partito e obtorto collo anche il PATT, principali condomini della “casa”, accettarono e nacquero le “Comunità di valle”, così denominate proprio su proposta del Centro-UPD. Accanto a compiti amministrativi e di gestione per alcuni servizi, al nuovo ente che succedeva al Comprensorio venivano conservate due competenze squisitamente politiche, la pianificazione socio-economica e la pianificazione urbanistica. Non si trattava di un “capriccio” di qualcuno, ma di una scelta fondata su razionalità. La tentazione di riportare le decisioni a scala di valle alla Provincia mortificava le autonomie locali; quella (apparentemente opposta) di far decidere in merito ai Comuni riportava al disordine irrazionale nelle scelte sull’uso del territorio e sulle strategie socio-economiche. Qualcuno propone che sia una Conferenza dei sindaci a garantire razionalità, ma l’espereienza è già stata fatta nell’ultimo periodo di vita dei Comprensori, in regime provvisorio. “Io ti lascio fare questo se tu lasci fare quest’altro a me”. La logica spartitoria di piccolo raggio facilmente prevale laddove sono solo i sindaci a decidere, senza rappresentanti delle più grandi comunità sovra-comunali, per lo più a scala di valle. La Provincia ha scelto di nominare dei Commissari. Si poteva fare diversamente con più attenzione alla democrazia partecipativa, ma ciò che conta sarà il disegno di riforma, che non sacrifichi democrazia partecipativa e razionalità nel porre le condizioni per il perseguimento del bene comune a scala di valle. Sono scelte di valore, sulle quali il Centro Popolare aveva insistito anche nella stesura del programma di coalizione popolare autonomista.

Lettera inviata al Trentino e non pubblicata

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