Egregio sig. Direttore,
ieri 5 agosto e oggi il T propone due interviste, una all’on. Dellai e una al segretario del PATT Marchiori, aventi ad oggetto l’opportunità di riformare la legge elettorale in direzione proporzionale e di prevedere l’elezione del Presidente della Giunta da parte dei consiglieri eletti. Dellai,peraltro non in modo apodittico, è per il mantenimento del sistema da lui voluto quando era Presidente della Giunta, mentre Marchiori vorrebbe cambiarlo, ma con declinazioni maggioritarie (premio di maggioranza e soglie più alte di quella naturale, sfiducia ammessa solo se “costruttiva”). Entrambi vorrebbero coalizioni a caratterizzazione civico-autonomista, ma Dellai propende apertamente per coalizioni di centro-sinistra.
Penso possa essere utile porre a riflessione il rapporto tra esistenza di meccanismi maggioritari come il premio di maggioranza e spinta a coalizioni che spaccano il centro con le sue propensioni civiche o autonomiste. E’ accaduto a livello nazionale con la DC che si è spaccata nel 1994 tra centro-destra e centrosinistra ed è accaduto anche a livello provinciale, prima con la spaccatura della DC, con il Partito Popolare del Trentino (ora Centro Popolare) e il PPI di Bianco trasformato in breve nella Margherita) ed è acaduto con il PATT, tuttora diviso tra una parte che si è alleata a sinistra e un’altra a destra.
L’elezione del Presidente della Giunta Provinciale da parte del Consiglio attenua le tendenze alla spaccatura del centro civico autonomista, ma non le elimina proprio per l’esistenza di premi di maggioranza. E con le forze civico-autonomiste divise si indebolisce non solo la loro attrattività elettorale e politica ma la stessa legittimazione alla speciale autonomia del Trentino.
Dellai vede in un impegno forte nella creazione dell’euroregione trentino-tirolese un meccanismo di vitalizzazione dell’autonomia e della sua legittimazione non solo a livello nazionale ma anche europeo. Forse sarebbe bene tener presente come sia l’Unione Europea che il Consiglio d’Europa sono governati dagli stati membri, tutt’altro che propensi a cedere competenze e finanze a entità regionali transconfinarie.L’esperienza da me vissuta per una legislatura nel Consiglio d’Europa me lo ha reso evidente. Se poi, come accade sempre più, nel voto provinciale e nazionale le scelte elettorali prevalenti sono analoghe a quelle del resto d’Italia il problema da porsi è quello di evitare in Trentino la ripetizione dei partiti nazionali, ma di articolare partiti trentini eventualmente federati con i partiti nazionali, mantenendo autonomia nelle candidature locali e nelle eventuali alleanze locali. Lo fece la Margherita (fino all’assorbimento nel PD) e lo fece e lo fa il Centro Popolare con la Democrazia Cristiana. Il tema è percepito e si cerca in qualche caso un rimedio nell’aggiungere al nome del partito nazionale la specificazione “del Trentino”, ma è evidente che solo partiti autonomi trentini federati possono far da ponte tra autonomismo trentino e forza dei partiti nazionali, della quale si deve ovviamente tener conto.
AD OGGI nonPUBBLICATO