Renzo GUBERT – Chi è?

Nato a Primiero l’11 agosto 1944, primo di dieci figli, padre primierotto (Turra di Pieve la nonna) e madre “fiamaza” (Delmarco di Castello il nonno e Paluselli di Panchià la nonna), famiglia di piccoli contadini in affitto, con il padre che, per necessità, lascia il lavoro agricolo a moglie e figli e fa il manovale stagionale nell’edilizia.

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Integrazione degli immigrati e delle immigrate non si misura da come vestono in spiaggia o in piscinaestono in spiaggia



In questi giorni si è riaperto anche in Trentino un dibattito sull’opportunità o meno di fare divieto alle donne di usare un costume di copertura quasi integrale del corpo in piscine pubbliche o spiagge. L’argomento più usato da parte dei contrari a tale uso è che permetterlo contraddice l’obiettivo dell’integrazione degli immigrati (o immigrate) che non si adattano al costume comune in Occidente. Essendomi occupato da molti decenni dei rapporti tra gruppi etnici penso possa essere utile un chiarimento sui concetti. L’assunzione da parte di una minoranza della cultura della maggioranza è definita come assimilazione. L’integrazione è qualcosa di meno forte. Una minoranza è integrata quando è inserita nel sistema di attività e nelle istituzioni della società, che può avvenire anche mantenendo proprie caratteristiche culturali. Infine il regime di pluralismo etnico designa una situazione nella quale la minoranza etnica funziona come una società distinta, con propria cultura e con proprio sistema di attività. Un grado estremo di pluralismo è quello dell’ “apartheid”, che minimizza i contatti tra gruppi diversi. Il tipo di abbigliamento tocca il piano della cultura, quindi chi reclama per la minoranza uniformità d’uso con la maggioranza pretende l’assimilazione della minoranza, ben più dell’integrazione. Tale configurazione dei rapporti tra minoranza etnica e maggioranza, l’assimilazione, è ambivalente: da un lato chiede alla minoranza di negare ogni possibilità di propria identità culturale, ma nel contempo provoca attenuazione di tale identità culturale della stessa maggioranza. Esemplare il caso del bilinguismo in Alto Adige: dopo il Secondo Statuto di autonomia è il gruppo germanofono a non gradire l’assimilazione del gruppo italofono, tant’è vero che tende a mantenere i confini linguistici, a partire dalla scuola. Non so se gli italiani si sentano più rafforzati nella loro identità se gli immigrati, specie di fede e costume mussulmani, diventano “italiani”. Che italiani sono? Basta che in spiaggia o in piscina mettano il bikini?

Del resto lo stesso costume occidentale ha subito evoluzioni che tutti ricordiamo, dal costume castigato e ombrellino del XIX secolo al costume intero, al bikini e poi in alcuni casi solo alla mutandina e seno scoperto e in spiagge riservate anche al nudo integrale. Codificare come carattere etnico (o occidentale) un tipo di abbigliamento o di non abbigliamento mi pare eccessivo. Ora è diventato quasi normale che un’autorità si vesta in occasioni pubbliche con pantaloni da lavoro (blue jeans), mentre qualche anno fa sarebbe stato visto come mancanza di rispetto. Per contro la Presidente del Consiglio veste abiti eleganti molte volte al giorno, sempre diversi, ognuna delle tante volte nelle quali è ripresa dalla TV.

Non vedo in sostanza contraddizione alcuna tra uso di burkini e accettabilità di modalità di rapporto tra minoranza e maggioranza che consentano integrazione, mentre il pretendere assimilazione pare eccessivo. La strada del’assimilazione l’ha percorsa la Francia, ma con risultati opposti a quelli desiderati dalla maggioranza francese.

Inviato a l’Adige e a T quotidiano e finora non pubblicato

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