Renzo GUBERT – Chi è?

Nato a Primiero l’11 agosto 1944, primo di dieci figli, padre primierotto (Turra di Pieve la nonna) e madre “fiamaza” (Delmarco di Castello il nonno e Paluselli di Panchià la nonna), famiglia di piccoli contadini in affitto, con il padre che, per necessità, lascia il lavoro agricolo a moglie e figli e fa il manovale stagionale nell’edilizia.

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elezioni

Memoria corta dei sostenitori del sistema elettorale maggioritario

Caro Direttore,
l’Adige di lunedì 25 gennaio pubblica un articolo di Andrea Radice decisamente critico verso il ripristino del sistema elettorale proporzionale annunciato da Giuseppe Conte nel discorso alle Camere per la fiducia. Interessante la frase “Certo, il sistema maggioritario non risolve le cose, ma almeno dà inizio a un’inversione di tendenza, con la quale si può cominciare a ragionare per operare scelte sempre più programmatiche…”. Non mi pare tanto, ed è un rigurgito di realismo. L’avv. Radice non può far finta di non sapere che l’esperienza del maggioritario, appena attenuato da una modesta quota proporzionale, è già stata messa in atto nel 1994, senza che, dopo più prove, vi sia stata una stabilità dei governi per tutta la legislatura. Nel 1994 vinse il centro-destra, ma dopo pochi mesi uno dei partiti, la Lega Nord, mise in crisi il Governo Berlusconi. Al turno successivo vinse il centro-sinistra, ma anche in questo caso il Governo Prodi venne mandato a casa da Rifondazione Comunista e sostituito dal Governo D’Alema, grazie a CCD e CDU che si spostarono, costruendo l’UDR, dal centrodestra al centrosinistra. Nel 2006 vinse il centro-destra con Berlusconi, ma fu mandato in crisi dalle irrequietezze interne alla coalizione e da un Presidente della Repubblica sensibile a voleri non italiani. Se gli orientamenti politici sono numerosi e non liquidi, le alleanze, sia che si facciano prima del voto, come nel maggioritario, sia che si facciano dopo, come nel proporzionale, corrono sempre il grande rischio di spaccarsi. E’ impossibile eliminare la diversità con un sistema elettorale, salvo che non si adotti un sistema plebiscitario verticistico nel quale un voto ogni un certo numero di anni dia tutto il potere a un individuo (Presidente). E’ una democrazia ridotta a poco. La ricchezza plurale degli orientamenti politici impone di far la fatica di raggiungere e mantenere intese programmatiche per il governo. Non si può non ricordare, tra l’altro, che la durata limitata dei governi nati con leggi proporzionali si è di fatto accompagnata a una grande stabilità politica di alleanze fra Democrazia Cristiana e partiti dell’area liberale e socialista democratica. Elemento per giudicare della stabilità non è solo la durata di un governo, ma anche quella di sistema tra un governo, i governi precedenti e i governi successivi. Per queste considerazioni la Democrazia Cristiana è a favore di un sistema proporzionale, accompagnato dalla regola della “sfiducia costruttiva”, che in Germania hanno garantito stabilità ed efficacia decisionale.
Cordiali saluti,
Renzo Gubert
Presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana

Inviato a L’Adige e finora non pubblicato

Cattolici e scelte politiche negli USA; osservazioni a Tonini e Dellai

di il 11 Gennaio 2021 in elezioni, partiti politici, religione con 2 Commenti
Su due giornali editi in Trentino, domenica 10 gennaio due articoli di due politici di sinistra che si considerano cattolici, Giorgio Tonini e Lorenzo Dellai. L’oggetto: la situazione politica statunitense, prendendo spunto dalle vicende legate all’esito delle elezioni presidenziali. Tonini è soddisfatto perché su tre vertici istituzionali negli USA ben due sono di religione cattolica e per la rilevante presenza di deputati e di senatori cattolici, accentuata nel partito democratico. Dellai giudica insufficiente la presa di distanza della destra in Italia dal metodo violento usato nel violare il Campidoglio da parte di dimostranti filo-trumpiani e se la prende con l’ex nunzio della santa Sede negli USA Viganò per una lettera che avrebbe scritto a favore del voto per Trump. Mi permetto alcune osservazioni.

A Tonini vorrei dire che l’essere di religione cattolica non garantisce la fedeltà ai principi del cattolicesimo. Lo hanno dimostrato proprio i due vertici “cattolici” Biden e Pelosi, che sui temi cruciali della tutela della vita umana dal concepimento alla morte naturale e della tutela della famiglia fondata sul matrimonio di uomo e donna, due dei principi “non negoziabili” per un cattolico, hanno assunto con evidenza posizioni opposte, proprio in netto contrasto con quanto sostenuto da ultimo anche da Papa Bergoglio, che continua a richiamare l’inumanità della “cultura dello scarto” che legittima ad es. l’uccisione nel grembo materno di chi non è desiderato per qualche ragione, fosse anche la sola sua salute. Ricordo, nella mia esperienza nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa come su questi principi fondamentali si trovassero convergenze con cristiani protestanti, ortodossi, mussulmani assai più che con cattolici che tali erano solo per aver ricevuto da bambini il battesimo. Guardiamo alle scelte di valore più che ai registri demografici, che risentono di andamenti demografici che stanno modificando la composizione etnica degli Stati Uniti!

A Dellai vorrei dire che la pretesa che la condanna dell’uso della violenza nella vicenda dell’intrusione di manifestanti nel Campidoglio di Washington (non si può contrabbandare per tentativo di insurrezione o di colpo di stato, tant’è vero che i lavori del parlamento sono ripresi in giornata) non sia credibile se non si prendono le distanze dalle posizioni politiche sostenute da Trump, sa tanto di autoritarismo. Si possono condannare determinati comportamenti senza condannare in toto le convinzioni politiche professate da chi in modo improvvido ha incentivato le intrusioni. Su temi come la tutela della vita, ad es., Trump ha assunto posizioni consonanti con quelle sostenute dalla morale cristiana e mi pare che non si tratti di un tema secondario, univocamente trattato dal magistero della Chiesa. Non è un caso che i movimenti “pro-life” si siano pronunciati per il voto a Trump. La violazione dei valori e delle regole democratiche possono avvenire in molti modi. Il sistema elettorale nei diversi stati degli USA si presta a brogli, specie in relazione all’uso estensivo e decisivo del voto per corrispondenza, che non garantisce che il voto sia personale e segreto. Trump e il suo staff non hanno fornito prove, ma di tali violazioni era impossibile esibire prove. Ho assistito da osservatore del Consiglio d’Europa a molte votazioni in molti paesi ed ho visto molti brogli pur essendo la procedura di voto quella tradizionale ai seggi. In un’America dove i “poteri forti”, compresi i media, erano tutti pro democratici, è ancora più difficile che a sospetti di brogli venga data attenzione. Con il voto per corrispondenza la garanzia di voto personale e segreto può vanificarsi, senza che vi siano prove. Mi pare quindi possibile che almeno una parte della protesta abbia fondamento e in quel caso le valutazioni dovrebbero essere più prudenti.

La tradizione politica dei democratici cristiani è altra, rispetto a populismo e sovranismo espressi da Trump, ma di questa tradizione fa parte anche la prudenza nel giudicare, evitando strumentalizzazioni e falsificazioni.

Lettera agli elettori e alle elettrici di Trento

di il 18 Settembre 2020 in elezioni, partiti politici con Nessun commento

Trento, settembre 2020

Caro amico, cara amica

sono candidato nella lista dell’Unione dei Democratici Cristiani per il Comune di Trento e per le circoscrizioni di Villazzano ediOltrefersina. Penso giusto segnalarlo alle persone con le quali ho avuto occasione di avere rapportisignificativi non casuali, dando al riguardo informazioni, per una scelta consapevole.
Pur avendo chiuso il mio impegno nelle istituzioni politiche nel 2006 e ripreso l’insegnamento universitario fino al 2018-19, ho continuato a fare quanto potevo per dare ai cittadini l’opportunità di poter scegliere una formazione politica di prevalente ed esplicita ispirazione cristiana. Essa serve per non dover trascurare nelle scelte, anche comunali,valori importanti. Ciò accade a chi sceglie a sinistra o per laici radicali in merito alla “questione antropologica”(trascura valori quali il rispetto integrale della vita umana, in ogni condizione, il dare ai figli un ambiente familiare accogliente, anche non consentendo che si generino volutamente figli privi del papà e della mamma naturali). Ciò accade a chi sceglie a destra in merito alla “questione democratica e istituzionale” (trascura valori quali la concezione della democrazia pluralista e partecipativa, non solo elettorale, e quali il rispetto del principio di sussidiarietà a tutti i vari livelli di governo, da quello locale a quello europeo e globale, evitando nazionalismi e particolarismi).
Con un gruppo di amici abbiamo perseguito tale obiettivo prima in Trentino con il Centro Popolaree dal 2018 anche a livello nazionale, riattivando, con i soci che hanno confermato la loro iscrizione storica 1992-93, il partito della Democrazia Cristiana, per sentenza definitiva della Corte di Cassazione, nel 2010,dichiarato mai legittimamente sciolto. Con altri partiti della diaspora del cattolicesimo politico (Unione di Centro, CDU) e una quarantina di movimenti e associazioni di ispirazione cristiana, ci si è incamminati verso la convergenza, creando una Federazione Popolare dei Democratici Cristiani, che per queste elezioni regionali e comunali ha proposto il simbolo dello “scudo crociato” con la dicitura “Unione dei Democratici Cristiani”.Sarebbe stato male non cominciare con una presenza dell’Unione dei DC alle prossime elezioni a Trento, tanto più che a coinvolgersi non sono solo persone che furono della DC in passato, ma anche giovani che capiscono l’importanza e la validità del progetto politico. Proprio per accompagnare la realizzazione di tale progetto, in quanto ritenuto personalmente “ponte” tra la DC storica, della quale sono stato ultimo Segretario in Trentino, dal 1992 al 1994 e la DC che si è riattivata e della quale dal 2019 sono stato eletto Presidente del Consiglio Nazionale (è la stessa DC di Degasperi, Sturzo, Moro, Piccoli, Kessler e di molti altri), mi è stato chiesto di candidare per le comunali di Trento e mi sono sentito in dovere di accettare la proposta. Se eletto, sarò anche nella possibilità di dare al Comune di Trento i contributi di tanti anni di esperienza in molteplici campi, quali ad es. quelli culturali, urbanistici, sullo sviluppo socio-economico delle aree di montagna e marginali, delle politiche sociali e per la famiglia, dell’identità e dell’appartenenza, delle politiche per la casa e di quelle per i centri storici urbani e rurali.
L’Unione dei Democratici Cristiani sostiene la candidatura a sindaco di Marcello Carli, anch’egli di origine DC. Egli ha valide competenze gestionali e politiche e un programma innovativo condiviso. L’Unione dei DC ha pensato utile sottolineare alcuni obiettivi programmatici in un pieghevole che mi permetto di allegare (e qui pubblicato in altro messaggio del blog). Mi permetto anche di elencare dieci motivi per i quali una persona potrebbe decidere di darmi la preferenza. Su questo blog a mio nome è anche pubblicato in sintesi il mio curriculum, omettendo la parte universitaria e professionale.
Cordiali saluti,
Renzo Gubert

10 MOTIVIPER CUI POTRESTI DECIDERE DI VOTARE GUBERT NELLA LISTA DELLO SCUDO CROCIATO

1.Classe 1944, ha alle spalle molte esperienze professionali, amministrative, culturali, politiche in Trentino, in Italia, in Europa e in tutti gli altri continenti (si veda il curriculum depositato in Comune). Può essere utile per le scelte comunali.

2.Ha operato per la riattivazionelegittimadella Democrazia Cristiana, il partito di Alcide Degasperi,di Sturzo, di Moro, di Piccoli, di Kessler, e di tanti altri che hanno servito Trento e il Trentino;

3.È un autonomista convinto,ma nello stesso tempo convinto europeista e favorevole alla costruzione di istituzioni democratiche globali: lo dimostrano gli studi sull’autonomia dell’area alpina e gli interventi nelle Assemblee parlamentari del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea Occidentale

4.Crede nell’importanza di una famiglia naturale unita e fiduciosa nel futuro; primo di dieci figli, con la moglie Maria Silvia Zecchini ne ha avuti nove

5.Non concepisce Trento solo come città di provincia, ma come centro mitteleuropeo di mediazione fra area economica e culturale italiana e quella tedesca; lo ha già dimostrato anche all’Università come direttore di una rivista italo-tedesca di sociologia

6.Èconcreto:ai problemi degli abitanti vuol dare risposte nei fatti, come ha fatto per il bisogno di “prima casa” da assessore a Primiero

7.Èdisponibile e sente il dovere di rendere conto del suo operato ai cittadini, come ha dimostrato negli anni del mandato parlamentare, con recapiti regolari e il bollettino periodico “in Politica”

8.Non gli piace che chi amministra privilegi amici e conoscenti, senza considerare meriti e capacità, per incarichi, contributi, consulenze, scelte urbanistiche: ama l’imparzialità della Pubblica Amministrazione

9.Crede nel principio di sussidiarietà, valorizzando le capacità di iniziativa di associazioni e comunità; lo ha dimostrato con l’impegno per l’autonomia delle scuole nella Federazione delle scuole materne e nella Conferenza Permanente per le Autonomie

10.Haconvinzioni profonde, ispirate al pensiero sociale cristiano, ma odia il settarismo, e valorizza le buone proposte anche se vengono da chi è di parte opposta. Lo testimoniano i verbali parlamentarie dell’Assemblea Parlamentare delConsiglio d’Europa.

Programma Unione dei DC elezioni comunali Trento 2020

di il 18 Settembre 2020 in elezioni, partiti politici con Nessun commento

Ci impegniamo ad attuare il programma di coalizione presentato dal candidato Sindaco Marcello Carli, con particolare attenzione ai seguenti punti
Famiglia e qualità della vita
Intendiamo partire dalla famiglia perché è nelle relazioni familiari che ognuno fonda il proprio benessere; nell’essere accolto e amato sempre.
Politiche attive per incoraggiare la formazione della famiglia fondata sul matrimonio, la sua stabilità con misure di sostegno nelle situazioni di difficoltà.
Impegno a fare in modo che una famiglia abbia un’abitazione adeguata.
Nella situazione di inverno demografico in cui ci troviamo il sostegno alla natalità è per noi un altro punto fondamentale.
Economia e lavoro
Intraprendere politiche attive, per il supporto ed il rafforzamento delle attività economiche esistenti e lo sviluppo di nuove attività.
Prevedere un piano per l’efficienza dell’Amministrazione Comunale, che valorizzi le capacità innovative, lo snellimento ed il contenimento dei costi.
Assicurare a Dolomiti Energia il supporto necessario nella sfida che deve affrontare per la riassegnazione delle concessioni di grande derivazione idroelettrica.
Mobilità
Intraprendere un’innovazione radicale, pianificando una rete di piste ciclabili, introducendo un vero e proprio car-sharing ed integrando tutti i vari sistemi di trasporto, pubblici e privati.
Trasformazione da seguire di pari passo con la realizzazione della nuova linea ferroviaria e dei collegamenti con le valli.
Prevedere nuovi parcheggi di attestamento, dove poter lasciare l’automobile per utilizzare i mezzi pubblici e/o quelli condivisi.

Edilizia ed Ambiente
Recupero gli immobili dismessi e da ristrutturare, limitando il consumo di suolo alle sole prime case.
Prevedere specifici piani di edilizia sociale; riservare particolare attenzione alle esigenze delle famiglie, soprattutto a quelle giovani ed a quelle numerose.
Pianificare strutture leggere per anziani, per l’invecchiamento attivo, la valorizzazione delle capacità residue ed il contenimento dei costi di assistenza.
Togliere l’IMU da tutte le abitazioni date in comodato ai figli.
Recuperare le aree inquinate di Trento nord.
Società, cultura e benessere
Coordinare e potenziare le varie forze dell’ordine ed adottare le misure di sicurezza previste, fino all’espulsione d’autorità di chi disturba o delinque.
Favorire l’associazionismo culturale, ricreativo, sportivo, nel volontariato, prevedendo specifico supporto negli adempimenti per l’organizzazione degli eventi; più in generale sviluppare tutte le opportunità di intessere relazioni sociali e una cittadinanza attiva. Sostegno specifico alle attività culturali dei giovani e degli studenti universitari.
Insediare nuove attività negli spazi rimasti liberi e recuperare gli edifici abbandonati, per contrastare il degrado e l’insediamento di attività illecite.
Sostenere e concedere patrocini solo a iniziative culturali coerenti con i valori della tutela della vita umana, dal concepimento al termine naturale, della famiglia naturale fondata sul matrimonio, della democrazia come partecipazione, dell’ambiente, della pace. Misure di prevenzione dell’aborto.
Coinvolgere persone immigrate richiedenti asilo in attività di volontariato ambientale.
Riscoprire e valorizzare la nostra storia
Dal Principato vescovile, simbolo di autogoverno a cavallo di due grandi culture, dal Clesio al Grande Concilio, a Martino Martini portatore di grandi aperture, da Alcide De Gasperi a Chiara Lubich, fondatrice di un movimento cristiano attivo a scala globale ed a molti altri, possiamo vantare nella nostra storia figure ed eventi che hanno avuto una rilevanza internazionale.
Possiamo e dobbiamo continuare a coltivare l’antica vocazione ecumenica di Trento, area di contatto e di mediazione, sia economica che culturale, fra le aree italiana e tedesca, con particolare attenzione al ruolo dell’Università.
Valorizzare gli edifici di culto anche dal punto di vista turistico, per intercettare il turismo religioso oltreché per consentirne la conservazione; modalità di fruizione che potrebbe costituire una nuova forma di comunicazione dell’avvenimento cristiano e della storia che ha generato; sarà poi da prevedere un impiego appropriato per gli edifici sacri non più officiati.
Dobbiamo valorizzare anche le identità degli antichi insediamenti frazionali tramite appositi investimenti sul patrimonio storico e in attività culturali; valorizzare la storia di Trento e il patrimonio che lo testimonia.
Fornire supporto alle iniziative di coordinamento delle attività commerciali medio piccole, tipiche dei centri storici, per consentire loro il recupero, almeno in parte, della competitività, così da assicurare il presidio del territorio ed in generale tutte le funzioni sociali che forniscono, tra cui il fattore di attrattività che un centro commerciale naturale come il centro storico può rappresentare.
Politiche giovanili
Siamo la coalizione con l’età media più bassa; raccogliamo quindi il disagio dei giovani talvolta costretti ad emigrare. Il nostro Ateneo è uno dei più apprezzati in Italia con 16.000 studenti. Costituiscono una grande risorsa per il territorio e meritano quindi maggiore attenzione in tema di servizi dedicati, opportunità culturali, sportive e ricreative, da realizzare in un fattivo coinvolgimento.

Renzo Gubert candidato DC lista Unione dei Democratici Cristiani alle elezioni comunali di Trento. Breve curriculum

di il 30 Agosto 2020 in elezioni con Nessun commento

Nato a Primiero nel 1944, risiede a Primiero San Martino di Castrozza e ha domicilio a Trento, Grotta di Villazzano. Primo di dieci figli, padre prima piccolo agricoltore e poi manovale edile, primierotto e madre della Val di Fiemme, orfana da bambina (padre morto sul lavoro da boscaiolo), casalinga e contadina. Quinta elementare e medie in Seminario diocesano a Trento, due anni da garzone a Primiero e poi diploma di ragioniere al Tambosi di Trento. Laureato con lode in Sociologia a Trento col prof. Franco Demarchi nel 1969, si perfeziona alla Cattolica di Milano (1969-73) e a New York (CUNY), nel 1972. Sposato con Maria Silvia Zecchini, professoressa di scienze naturali, i suoi originari della val di Ledro. Nove figli e finora 13 nipoti da cinque figli sposati. Un figlio, dottore di ricerca di sociologia, è carmelitano. Professore ordinario dal 1980, ha insegnato Sociologia (corso avanzato) all’Università Cattolica di Milano fino al 1982 e Sociologia urbano-rurale, poi Istituzioni di Sociologia II e da ultimo Sociologia delle comunità locali all’Università di Trento fino al 2019, salvo il periodo di aspettativa per mandato parlamentare. Per due mandati Direttore del Dipartimento di Teoria Storia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Vicepresidente dell’Opera Universitaria e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Trento in rappresentanza dei professori ordinari per due mandati. Già vicepresidente dell’Associazione Italiana di Sociologia. Ha condotto numerose ricerche in Italia e all’estero, pubblicandone i risultati, su temi quali le aree di confine, le minoranze etniche, lo sviluppo delle aree montane, la condizione giovanile, l’autonomia, l’identità trentina, il sentimento di appartenenza territoriale, i valori in Italia, in Europa, in Cina, nel Sud-est asiatico, in Uganda, in Brasile e in Argentina. Ha svolto funzioni di consulenza, tra le altre, alla Provincia di Bolzano su temi della condizione giovanile e sulla domanda di bilinguismo, alla Provincia di Trento sulla prima lavorazione del legno e sui boscaioli, al Comprensorio delle Giudicarie sul Piano di sviluppo, al Comprensorio della Vallagarina sul piano per i centri storici minori, al Comune di Trento per il Piano del centro storico, alla Federazione provinciale delle scuole materne per la formazione dei gestori. E’ stato, tra gli altri, nel Comitato scientifico dell’Accademia Europea di Bolzano e Presidente del Comitato scientifico dell’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia. Impegnato in associazioni cattoliche, è stato Presidente in Trentino della FUCI-AUCT e dell’Associazione Trentina della Famiglia, nonché responsabile provinciale del Sindacato delle Famiglie. Per molti anni Presidente della cooperativa per studenti universitari “Villa Pisoni” a Malga Fosse di Sotto a San Martino di Castrozza. Tra i fondatori in Trentino del Movimento per la Vita. Impegnato nel Movimento Popolare in Trentino. Ultimo segretario della Democrazia Cristiana Trentina dal 1992 al 1994, è stato responsabile provinciale del PPI e dei CDU nel cui Esecutivo nazionale è stato il responsabile dei settori Politiche sociali, Istruzione e ricerca e Famiglia. Attualmente è Presidente del Centro Popolare, che ha stabilito dal 2019 una forma stabile di collaborazione con la Democrazia Cristiana, per la riattivazione della quale si è impegnato a livello nazionale dal 2012, diventandone nel 2019, poco dopo il XIX Congresso del 2018, Presidente del Consiglio Nazionale. E’ stato consigliere comunale capogruppo DC a Tonadico e a Fiera di Primiero, assessore all’Urbanistica del Comprensorio di Primiero, parlamentare dal 1994 al 2006 ( prima nel PPI, poi nei CDU, nell’UDR, nel Il Centro-UPD e ultimamente nel gruppo UDC). Ha lavorato nelle Commissioni Agricoltura, Bilancio, Difesa (con il ruolo di vicepresidente) Questioni regionali, Infanzia (con il ruolo di vicepresidente). E’ stato membro dal 2001 al 2006 dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e Presidente della sua Commissione Ambiente, Agricoltura e Poteri Locali e Regionali. Presidente dell’Associazione parlamentare Amici della Cina negli anni del mandato parlamentare (ed ora Presidente onorario), ha guidato in Cina numerose missioni parlamentari ed è stato insignito di onorificenza governativa cinese “Amico della Cina” al primo suo conferimento. Attuale professione: micro-agricoltore e micro-allevatore a Primiero e a Trento per un’alimentazione familiare a “chilometri zero” e ricercatore per passione sui dati delle indagini sui valori.30 Agosto 2020

IRRILEVANTE PER UN CREDENTE VOTARE PER UN SINDACO CHE SI DICE ATEO?

 l’Adige del 10 giugno pubblica una lettera di Tullio Martinelli (forse è un vecchio mio compagno di Seminario) che, commentando negativamente dichiarazioni di Baracetti sull’ateismo del candidato sindaco delle sinistre Ianeselli, chiama in causa anche me attribuendomi la dichiarazione, evidentemente da lui considerata aberrante, che “la destra è più cristiana della sinistra”.

Si tratta di una strumentalizzazione della religione, afferma Martinelli, come quella sui crocefissi o sulla corona del rosario.

Il tema sollevato ha una portata assai più ampia. La fede religiosa ha impatto sui comportamenti? Difficile negarlo. E tra questi comportamenti, vi sono anche quelli politici? Altrettanto difficile negarlo. E nel valutare l’affidabilità di un politico, a qualsiasi livello, è sbagliato tener conto delle probabili  conseguenze sui suoi comportamenti nel governare della sua fede religiosa? Perché mai tenerne conto sarebbe solo “strumentalizzazione”?

Ovviamente la fede religiosa non è l’unico carattere che può incidere sulle scelte di interesse per la collettività, e quindi sarebbe riduttivo basare solo su di essa il giudizio sull’affidabilità di una persona, ma certamente essa segnala i “valori ultimi” ai quali una persona fa riferimento. E qui da sociologo che ha studiato “valori” da una vita, con ricerche empiriche su campioni rappresentativi, in tutti i continenti, non posso non constatare come le persone più religiose sono più attente ai valori della difesa della vita umana anche nei momenti della sua massima debolezza, all’inizio e alla fine, sono più sensibili al valore della stabilità e all’unità della famiglia naturale fatta da uomo e donna, sentono di più il valore del legame alla comunità civile della quale fanno parte, specie quella locale,  unendo in ciò anche un più ampio senso di fratellanza universale. Quest’ultimo carattere, soprattutto, distingue il centro dalla destra, per la quale  il legame con la “patria” intesa come comunità nazionale è dominante se non esclusivo sia nei confronti della Heimat locale che della comunità universale, ma per gli altri due caratteri la destra si caratterizza per condividerli assai di più della sinistra, che segue impostazioni di relativismo etico individualista.

Anche per queste considerazioni vale il fatto che le risposte alla attuale “sfida antropologica” e i sentimenti di appartenenza socio-territoriale non sono gli unici elementi per valutare l’affidabilità di un politico per il perseguimento del bene comune così come una persona lo concepisce, ma se qualcuno ritiene, come me e tanti altri, che essi siano molto importanti nella gerarchia di valori, non vedo perché il dirlo sia strumentalizzazione della religione. Chi è religioso, da noi cristiano, crede in un fondamento ultimo dei principi etici, il volere di Dio, fondamento che invece manca all’ateo, che riconduce tutto a decisioni degli uomini,  e quindi sempre rideterminabili (concezione relativista). Per chi crede in Dio un ateo è meno affidabile in linea generale di un credente, perché il criterio di giudizio su scelte nel caso dell’ateo ha fondamenti assai più fragili, fermo restando che vi possono essere credenti (deboli) meno affidabili di atei (che almeno possono condividere profonde convinzioni umaniste, anche se convenzionali).  Il giudizio di Baracetti su Ianeselli esprime quindi un sentimento di ovvia diffidenza di un credente verso chi ha altri valori “ultimi”, ha altre concezioni del senso della vita e del mondo. Non è “strumentalizzazione”; semmai una “semplificazione”, estendendo a una singola persona un giudizio che invece vale, a mio avviso, e solo probabilisticamente, per un’intera categoria.

Paolo Piccoli: per risolvere le dissonanze derivanti dalla sua scelta di sinistra muta i connotati politici di Alcide Degasperi

Lettera inviata al Direttore de l’Adige

Su l’Adige di domenica 5 luglio in prima pagina è riportato un commento critico di Paolo Piccoli alla presentazione il giorno precedente del candidato sindaco di Trento Marcello Carli davanti al monumento ad Alcide Degasperi che la DC volle erigere in piazza Venezia. Secondo il notaio, già segretario provinciale della DC ed ora capolista di una lista di appoggio al candidato sindaco della sinistra Ianeselli, si sarebbe trattato di una indebita appropriazione della figura di Degasperi. Evidentemente c’è qualcosa che rimorde la coscienza dell’amico Paolo Piccoli: gli suona un evidente rimprovero non solo da parte degli zii Flaminio e Nilo Piccoli, ma dello stesso Alcide Degasperi, il fatto che abbia abbandonato ogni sentimento di appartenenza al loro partito, la Democrazia Cristiana, per schierarsi con un candidato sindaco che con il cattolicesimo politico e sociale non solo non ha nulla a che vedere, ma che su principi non negoziabili per un cattolico, come la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale, sul riconoscimento che la famiglia è quella fondata sul matrimonio di uomo e donna e sulla tutela della piena libertà di educazione, si trova su posizioni opposte.

E allora nega legittimità a rivendicare una continuità di valori e di prospettiva politica a una candidatura che, invece, ad Alcide Degasperi, ma anche a Flaminio Piccoli, del quale Paolo è stato collaboratore a Roma, si richiama. E tace sul fatto non solo che Marcello Carli è stato, ancor giovane, impegnato nella DC di Piccoli e poi in formazioni di ispirazione cristiana come l’Unione Democratico-Cristiana e di Centro, ma tace anche sul fatto che a sostegno di tale candidatura si è schierata la Democrazia Cristiana, partito che ha ripreso l’attività a seguito di sentenze definitive che hanno stabilito in modo definitivo che la DC non è mai stata sciolta. Ricordo che al riguardo mi chiamò a casa sua Flaminio Piccoli, per invitarmi a seguirlo nel suo progetto di ripresa della DC. Questo suo progetto non riuscì, ma ne riuscì uno successivo, dopo la sentenza della Cassazione del 2010, ed ora la DC di Degasperi, di Sturzo e di Moro (queste le figure richiamate nella tessera) è strutturata in tutte le regioni, compreso il Trentino. Proprio giovedì scorso si è tenuta a Roma l’Assemblea della Federazione popolare dei democratici cristiani, sorta per iniziativa della DC per ricomporre la diaspora dei democratici cristiani e dei popolari, ed ha scelto il simbolo per le prossime elezioni, lo scudo crociato, nel quale si riconoscono anche l’UDC e il CDU che tale simbolo avevano utilizzato, con varianti. E a piazza Venezia, futuro piazzale Degasperi, a sostegno della candidatura di Marcello Carli, già vicepresidente di un’associazione cattolica di imprenditori e dirigenti, c’era lo scudo crociato della Federazione e c’erano esponenti della DC trentina.

E’ curioso che Paolo Piccoli censuri il riferimento, anche nei simboli, ad Alcide Degasperi da parte di coloro che del partito fondato e retto da Degasperi fanno tuttora parte, a partire da sue scelte di sostegno a chi fa riferimento a ideologie e prassi che Degasperi combattè da posizioni di centro. Sorprende che un esperto di storia della DC come Paolo Piccoli travisi il senso di una frase detta da Degasperi a un comizio a Predazzo (il senso era la sensibilità alla giustizia e alla solidarietà sociali) per far passare l’idea che Degasperi voleva una DC alleata della sinistra. Per la verità non sorprende poi tanto: la psicologia insegna che in caso di dissonanza interna in una persona, questa cerchi modo impropri di risolverla, convincendosi che siano vere cose che non lo sono. E’ quanto ripetevano esponenti del PPI quando hanno provocato la spaccatura del PPI di Martinazzoli, arrivando alla fine a dissolversi nell’erede principale del PCI, il PD. Degasperi era un democratico cristiano e come tale rifiutava sia gli autoritarismo di destra e di sinistra e univa a ciò l’ispirazione alla dottrina sociale della Chiesa, che a partire da Leone XIII, ha inaugurato una nuova storia del cattolicesimo politico. Mi dispiace che la persona che, in situazione personale mia di grande incertezza, mi incoraggiò in modo decisivo a scegliere l’impegno nella DC come candidato al Parlamento, giunga ora a manipolare la figura di Alcide Degasperi,  trasformandolo in un sostenitore della sinistra, tacendo, allo scopo dei molti pronunciamenti e delle molte scelte che lo hanno fatto avversario deciso della sinistra dei suoi tempi. Ora la sinistra è cambiata, certo, ma in peggio con riferimento ai valori dell’umanesimo  cristiano attinente a principi non negoziabili.  E Paolo Piccoli tace al riguardo.

FINORA NON PUBBLICATA

Che senso ha dare diritto di voto agli adolescenti?

Mi chiedo quali siano le ragioni per le quali i responsabili delle politiche nazionali, europee e globali hanno tributato enorme attenzione e testimoniato grande accondiscendenza alle manifestazioni che giovani teen-ager hanno tenuto in molti paesi, specie occidentali, per denunciare la necessità di cambiare modello di sviluppo, dando molta più importanza alle tematiche ambientali, con particolare attenzione ai cambiamenti climatici. In Italia è poi bastato che un ex-presidente del Consiglio del PD, ritiratosi dalla politica attiva, proponesse di dare il diritto di voto ai sedicenni per sentire un coro entusiasta di consensi, dalla sinistra alla destra, con rivendicazioni di primogeniture nella proposta.

Se in una famiglia i figli adolescenti fanno valutazioni critiche sulla conduzione familiare, di solito i genitori o i fratelli o sorelle maggiori cercano di esporre le ragioni per le quali si sono adottate certe condotte o fissato certe regole. Se gli adulti della famiglia seguissero entusiasti le critiche dei familiari adolescenti verrebbe da chiedersi se hanno quello che in trentino si direbbe un po’ di “scraiz”, ossia un po’ di intelligente buon senso nell’esercitare il loro ruolo educativo.

Sociologia, psicologia, antropologia culturale sono unanimi nel riconoscere che nella società moderna si diventa adulti molto più tardi di un tempo. I nostri genitori e molti di quelli di noi con i capelli grigi, a 14 anni (ma informalmente anche prima) andavano a lavorare, contribuendo alle spese della famiglia di origine e mettendo da parte risorse per la propria futura. Le ragazze preparavano la dote. Fatto il servizio militare si pensava a metter su famiglia, entrando nel mondo degli adulti. Ora l’istruzione obbligatoria, in varie forme, arriva ai 18 anni di età, percentuali alte proseguono gli studi e si arriva a superare i cinque lustri prima di affacciarsi al mondo del lavoro. Se ci sono difficoltà per il lavoro, si vive da disoccupati o precari per anni. Per farsi una famiglia c’è tempo, la sessualità è largamente gestita in forma ludica e provvisoria, senza assumersi la responsabilità verso il partner e verso figli. Troppo chiedere decisioni definitive e stabili. E’ di fatto un’adolescenza prolungata. Ebbene, non si capisce perché di fronte a un’età adulta che ritarda, anche psicologicamente, debba invece essere anticipata la responsabilità di determinare le scelte collettive, da sempre prerogativa dello status di adulto, che ha imparato ad assumersi almeno la responsabilità di un lavoro e di formarsi una famiglia. Dapprima la maggiore età era a 21 anni, poi si è portata a 18. Ed ora è difficile che si possa pensare che, dando il diritto di voto a 16 anni, non si debba riconoscere a 16 anni la maturità propria della maggiore età, con grandi conseguenze sociali.

Ritorna la domanda: per quali ragioni persone di ogni orientamento politico vogliono dare il diritto di decidere sul futuro della comunità locale, nazionale ed europea ad adolescenti che non hanno ancora dimostrato di sapersi assumere responsabilità di adulti?

La spinta è certamente venuta dalle manifestazioni ambientaliste guidate da una sedicenne del Nord Europa, molto partecipate. Si è scambiata la mobilitazione di teen-ager che ha le stesse caratteristiche di quella che avviene per una concerto all’aperto di un cantante alla moda per segnale di maturità politica. La comunicazione detta “social” (ma l’altra cos’è?) rende facile ritrovarsi per qualche happening. E’ bello fare qualcosa di inconsueto. Che molti autorevoli scienziati italiani (ma non solo) abbiano richiamato la prudenza nello spiegare le variazioni climatiche come effetto delle attività umane (senza considerare i cicli dell’attività solare) è per tali giovani irrilevante, eppure dicono che bisogna seguire gli scienziati!

Se non ricordo male, negli anni Sessanta i giovani pensavano ai 3M (mestiere, moglie, macchina) e ciò era giudicato un po’ troppo conformista e “materialista”. Oggi i seguaci della sedicenne nordica pensano a studiare senza sapere che mestiere faranno, rimandano a dopo i trent’anni il tentare di fare una famiglia, almeno provvisoria, ma non rinunciano alla macchina con i soldi di papà. E si adattano anche a una che usa petrolio, nonostante il denunciato “effetto serra”. Ma si credono non conformisti; a New York per l’ONU la loro portabandiera va in barca a vela (e il ritorno?). Possibile che tanti adulti non capiscano la portata di effimero che hanno le mode adolescenziali?

scritto 3 ottobre 2019

Esito elezioni in Trentino: popolarismo morto, civismo liquefatto, leader solo ras locali?

di il 24 Novembre 2018 in elezioni, partiti politici con Nessun commento

Sul Trentino di lunedì scorso 29 ottobre Paolo Mantovan propone una sua analisi del voto del 21 ottobre, concludendo che il popolarismo è morto, che il civismo si è liquefatto e che c’è stata una feudalizzazione territoriale del voto. Il tono generale dell’analisi non induce a ottimismo circa il futuro.

Capisco che si possano leggere i risultati nel modo di Paolo Mantovan. E’ una lettura dall’”esterno”. Nel 2013 ho avuto la ventura, a nome del Centro Popolare, di partecipare alla nascita e alla stesura dei documenti preparatori alle elezioni di Civica Trentina. Nel 2018, sempre a nome del Centro Popolare, ho partecipato ai lavori programmatici della Coalizione Popolare Autonomista per il Cambiamento (CPAC), in accordo con l’UDC. Nell’intervallo, in occasione delle elezioni comunali di Trento e del referendum costituzionale di fine 2016, sempre a nome del Centro Popolare, ho collaborato con Progetto Trentino. Sono state esperienze di “partecipazione osservante” come le chiamerebbero i metodologi della ricerca. E le conclusioni che mi pare di poter trarre non sono le stesse di quelle di Mantovan.

Il popolarismo sarebbe morto e lo dimostrerebbero i magri risultati elettorali di UPT e di UDC (con Centro Popolare). Eppure entrambe le maggiori coalizioni si sono definite “popolari”, senza opposizioni note. L’una ha aggiunto l’aggettivo “autonomista” e l’altra “democratica”. Se il popolarismo fosse morto, come mai queste due autodefinizioni? Evidentemente non è morto, ma si è diffuso, superando i confini dei piccoli partiti che ad esso in modo esplicito, non sempre nella denominazione, si richiamavano. Ad es. si provi ad esaminare il programma che più direttamente ho seguito nella sua formulazione: i suoi contenuti sono del tutto compatibili con il pensiero sociale cristiano, per non dire che ne sono in larga parte espressione. Del resto il contributo di partenza ha visto un ruolo rilevante di Progetto Trentino, i cui leader erano nella DC o comunque ad essa vicini, e successivi contributi sono venuti da formazioni dove i “popolari” non sono marginali, come Civica Trentina, oltre a Centro Popolare-UDC, la cui identità “popolare e democratico cristiana” è dichiarata in modo esplicito, come del resto quella degli “autonomisti popolari”. E si può dire che il partito di Claudio Cia non si ispiri al pensiero sociale cristiano? Da parte della stessa Lega è venuto apprezzamento, segno che proprio distante non è, anzi, si sono registrate molte convergenze nelle rispettive proposte. Non bastano denominazioni e programmi per dire che il popolarismo vive in salute, ma certo non si può dire che sia morto. E qualcuno potrebbe rivendicare contenuti del popolarismo anche in altre proposte politiche, con candidati, a cominciare da Rossi, Tonini, Ghezzi, che con il mondo cattolico e il popolarismo hanno avuto a che fare.

Anche il civismo non si è liquefatto. Non bastano le mancate presenze della formazione elettorale dei sindaci civici o quella di Geremia Gios per dire che il civismo è sparito liquido in un tombino. Il contenuto esplicito dell’ispirazione civica è la centralità del rapporto con i cittadini, con i loro bisogni, superando approcci ideologici che limitano tale rapporto. Ho già avuto modo di scrivere come non sia sempre opportuno per raggiungere il bene comune prescindere da orientamenti di valore, che stanno alla base di ideologie politiche. In ogni caso esistono contiguità tra orientamento civico e popolarismo. E liste civiche sono state presenti nelle elezioni: alcune esistenti da vari anni (Civica Trentina, Progetto Trentino, Unione per il Trentino) ed altre nuove, come Agire per il Trentino e altre create da persone che hanno avuto un ruolo sociale e politico rilevante e che si sono proposte come indipendenti. La somma dei voti di queste liste è tutt’altro che così piccola da scivolare, come liquido, tra le fessure di un tombino.

Infine il terzo rilievo, la scomparsa di leader di tutto il Trentino, restando nel ceto politico solo rappresentanti di valle. Il rilievo di Mantovan coglie una realtà difficilmente contestabile. Peraltro anche in passato senza una base locale nel voto di preferenza era difficile essere eletti. Riuscivano ad esserlo coloro che, per il ruolo che avevano o avevano avuto, e non solo in campo politico, ma anche economico o sociale o culturale, erano sentiti come espressione dell’intera comunità provinciale. In queste elezioni poteva vantare un ruolo simile il presidente uscente Rossi, ma nessun altro; ma è mancato l’accordo sulla sua leadership. Si aggiunga la giovane età di molti candidati, la numerosità nuova di candidate, il cui ruolo provinciale nelle condizioni attuali è mediamente meno probabile. Diamo quindi tempo al tempo: per costruire leader di livello provinciale ci vuole tempo e ci vogliono risultati largamente apprezzati. Non ci sono, quindi, processi degenerativi di feudalizzazione della politica trentina; c’è solo il travaglio del grande ricambio e le persone qualificate nella prova del tempo sapranno diventare leader dell’intera comunità trentina.

Se vince la Lega in Trentino l’autonomia è in pericolo? Il M5S rappresenta il popolo italiano? Alcune note

Ci sono due affermazioni che ricorrono in queste settimane, una nella campagna elettorale provinciale da parte degli avversari della coalizione guidata dall’on.Fugatti e una da parte dei massimi esponenti governativi del M5S, in particolare dell’on.Di Maio, vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Entrambe mi paiono assai poco fondate.

La prima si riferisce alle conseguenze di un’eventuale vittoria della coalizione Popolare autonomista per il cambiamento guidata da Fugatti. Tali conseguenze sarebbero una stretta dipendenza del governo provinciale e della sua maggioranza dalle decisioni del Governo centrale, del quale componente fondamentale è la Lega, guidata dall’on. Salvini. Se il Presidente della Provincia sarà Fugatti, della Lega, egli non potrà, si dice, che obbedire alle direttive che gli vengono dal suo “capo politico” Salvini. Sarebbe perciò compromessa la stessa autonomia trentina. Che l’affermazione sia di formazioni politiche non nazionali, civiche o autonomiste, si potrebbe anche capire: è un modo per dire che esse sono necessarie. Che essa sia di esponenti di altri partiti nazionali, anch’essi magari aspiranti ad essere Presidenti della Provincia, appare del tutto incongruente. O il pericolo per l’autonomia viene dalla subordinazione dei leader trentini ai leader nazionali via struttura gerarchica di ogni partito, e allora ogni presenza politica provinciale di partiti nazionali sarebbe un pericolo. Oppure a contare è l’impostazione ideologica dell’intero partito, che può essere autonomista o centralista. La DC, partito nazionale, è stata un partito autonomista, che ha favorito l’istituzionalizzazione della nostra autonomia regionale e provinciale, sia con il primo Statuto nel dopoguerra, che con il secondo, nei primi anni Settanta. Degasperi l’attore principale del primo e Kessler a Trento con Piccoli (e Moro e Andreotti) a Roma gli attori del secondo. Possiamo ora sinceramente dire che la Lega non sia un partito autonomista? E’ stato il Ministro leghista Calderoli a concordare con la SVP, nel testo di una riforma costituzionale (poi bocciata in un referendum), l’inserimento di un potere di veto delle due Province Autonome a unilaterali modifiche parlamentari dello Statuto di autonomia. Cosa che non ha concesso il governo targato PD di Renzi nella sua riforma costituzionale (pur essa bocciata da un referendum). Sono state due regioni con governo a guida leghista, Veneto e Lombardia, che hanno proposto un referendum per allargare le autonomie regionali, referendum vinti entrambi con ampio consenso. Del resto non a caso l’on. Fugatti, nel presentare le liste della sua coalizione, ha dichiarato che prima di essere leghista è trentino e saprebbe tutelare l’autonomia trentina anche contro un governo nazionale a presenza leghista.

La seconda affermazione ricorrente si riferisce al dovere del M5S di attuare le promesse fatte in campagna elettorale, perché volute dalla maggioranza degli italiani. Primo dovere è obbedire alla volontà popolare e altri vincoli vengono dopo. Pure questa non è convincente. Il M5S è partito di maggioranza relativa di quella metà o poco più del popolo che è andato a votare. Raggiunge la maggioranza in Parlamento grazie a un “contratto” con la Lega, ma la sottoscrizione di una misura inserita nel contratto da parte della Lega non equivale al rispetto della volontà popolare, in particolare se quella misura (come per es. il reddito di cittadinanza) non era compreso nel programma della Lega (e del centro-destra). Non solo, ma anche chi ha votato M5S può averlo fatto come scelta del “male minore”, senza che abbia condiviso tutte le misure comprese nel programma M5S. Quindi è del tutto incongruente rivendicare da parte del M5S la capacità di onorare gli impegni che la maggioranza del popolo italiano gli avrebbe affidato. La maggioranza del popolo italiano non ha approvato nessuna misura proposta dal M5S. Sono semmai i dirigenti del M5S a voler rivestire di “volontà della maggioranza del popolo” delle misure che essi vogliono adottare. Altro che coerenza e democrazia diretta! Senza mettere nel conto le misure che nel programma non c’erano, e che la democrazia non è la dittatura della maggioranza.

Spero che la capacità critica degli italiani e dei trentini riesca a fare giustizia di affermazioni che, solo perché ripetute in mille occasioni, non diventano fondate e convincenti.

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