Egregio Direttore,
l’Adige del 14 luglio pubblica un articolo di Giuseppe Maiolo, dell’Università di Trento, in merito all’atteggiamento che i genitori dovrebbero tenere quando i figli chiedono di andare in vacanza da soli. Il tema è stato sperimentato personalmente prima da figlio, poi da padre di nove figli e ora da nonno di nipoti già adolescenti o giovani. I suggerimenti di Maiolo mi appaiono condivisibili e di buon senso. Tuttavia egli trascura un fatto che continua a permanere lungo tutti i decenni della mia esperienza: tra l’andare in vacanza per la prima volta da soli o l’andarvi in famiglia c’è un’esperienza intermedia che rende più facile e meno rischioso il “rito di passaggio” verso l’autonomia da adulto, e che merita attenzione. E’ la vacanza con un gruppo organizzato o un’associazione. Da giovanotto ho frequentato ogni estate e talvolta anche di inverno i “campi scuola” organizati dai catechisti e/o dall’Azione Cattolica. Era un’esperienzadi autonomia dalla famiglia, ma con una o più persone garanti della positività dell’esperienza. In altri casi oltre che dal catechista l’esperienza era guidata spesso da associazioni di scout. Le regole e le iniziative durante i campeggi vedevano un coinvolgimento dei partecipanti, ma la guida era chiara.
Questo quadro è diventato meno diffuso; i catechisti sacerdoti sono stati sostituiti da catechisti laici, in generale meno impegnati in campeggi per i giovani, ma si sono peraltro avviate tante esperienze organizzate da Comuni e parrocchie, anch’esse con un quadro di comportamenti e di iniziative non lasciati alla sola autonomia. Inoltre, ancor ora, come già decenni fa, sono gruppi di amici che organizzano esperienze di vacanze senza uno o più adulti che le guidino, ma proprio l’essere in gruppo insegna a condeterminare regole di comportamento, una strutturazione dell’esperienza la cui tranquillità per i partecipanti e i genitori dipende dalla qualità degli amici.
Il rischio di esperienze negative da parte di giovani e adolescenti che vogliono essere autonomi dalla famiglia trova in definitiva una forte attenuazione se questa autonomia viene vissuta in un quadro di gruppo organizzato, specie con figure guida di adulti, impegnati nel collaborare alla crescita personale in un periodo delicato. Se questo è, i genitori e la comunità religiosa o civile, come anche i mass-media, devono sentirsi impegnati anche solo indirettamente nell’accompagnare in associazioni il percorso verso l’autonomia dei figli anche in contesti,come quelli del tempo libero e della vacanza, che aprono ampi spazi di libera scelta.
FINORA non pubblicato da l’Adige