Renzo GUBERT – Chi è?

Nato a Primiero l’11 agosto 1944, primo di dieci figli, padre primierotto (Turra di Pieve la nonna) e madre “fiamaza” (Delmarco di Castello il nonno e Paluselli di Panchià la nonna), famiglia di piccoli contadini in affitto, con il padre che, per necessità, lascia il lavoro agricolo a moglie e figli e fa il manovale stagionale nell’edilizia.

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cultura

Studenti stressati: come mai?

di il 29 Marzo 2024 in cultura, scuola, università con Nessun commento

il T quotidiano del 27 marzo dedica ampio spazio alle valutazioni sulla circolare che l’assessora provinciale all’istruzione, Francesca Gerosa, ha inviato alle scuole consigliando i professori a non dare compiti a casa per le vacanze pasquali. Alcuni giorni fa veniva presentato il risultato di un’indagine sulla quota di studenti che soffre di stress, una quota straodinariamente elevata. Il rappresentante degli studenti valorizza la preoccupazione di chi guida la scuola per il loro “benessere”. Giusto difendere l’autonomia scolastica, che non è solo in capo ai docenti, ma a tutte le componenti della scuola, ma altrettanto giusto che chi ha responsabilità politico-amministrative sulla scuola formuli osservazioni e stimoli riflessioni, senza peraltro la pretesa di avere poteri di comando. Ma non è per questo che disturbo, ma per esprimere uno stato d’animo rispetto alla dichiarata fragilità psichica degli studenti nell’affrontare il futuro. Come mai la scuola è vissuta con stress? Quando ero giovane studente la scuola era la strada per realizzare la propria crescita culturale e professionale. Non a molti era concesso di percorrere questa strada fino ai più alti livelli di istruzione. La Costituzione lo garantisce anche a chi era privo di risorse ma era bravo. Essere bravi a scuola era un obiettivo. Ricordo che alle elementari per essere più bravo degli altri non mancava chi, come me, studiava in anticipo le pagine del sussidiario. C’erano momenti di stress (che per me si manifestava con conati di vomito anche senza aver fatto colazione), ma sono stati rari: ricordo l’esame di matematica all’Università, primo anno, dal cui esito dipendenva la possibilità di ottenere il presalario e quindi poter frequentare l’Università. Uno stress simile lo sperimentai quando dovevo decidere se indebitarmi molto per comprare casa o quando a Kampala il gruppo di ricercatori che guidavo venne assaltato da militari in un colpo di stato. Stress forti e superati, ma per tutto il resto della vita, anche da giovani, la vita era vista non come stress, ma come sfida da affrontare, come impegno. Che razza di benessere degli studenti è quello che che riduce gli impegni, gli sforzi, i sacrifici per avere più tempo libero, per poter passeggiare assaporando cose che piacciono? Ricordo che quando ero giovane non potevo fare i compiti per le vacanze perché i miei non avevano i soldi per comperarmi il “libro per le vacanze”, qualche rara volta regalato dal maestro che lo riceveva in omaggio dall’editore. Solo i benestanti potevano permetterselo. Certo ci vuole equilibrio, certo occorre dare spazio anche ad attività educative extrascolastiche; certo serve lasciare tempo anche per attività sportive, certo serve dare spazio per la vita di famiglia, ma ripensiamo sulle ragioni per le quali scolari e studenti vivono in stress, anziché con gioia e speranza il loro tempo.

Inviato al quotidiano T e finora non pubblicato

 

Proteste per il cambio di gestione del Festival dell’Economia: solo amore della qualità??

L’Adige segue da giorni con ampi spazi la vicenda del cambiamento degli organizzatori del Festival dell’Economia che la Provincia Autonoma di Trento ha voluto. Non solo  l’Editore Laterza e il prof. Tito Boeri, i più diretti organizzatori del Festival fin qui tenuto, ma anche l’Università di Trento con il Rettore e le firme su un documento di protesta di molti suoi docenti e il Sindaco di Trento, parti del Comitato organizzatore, si sono aspramente espressi contro la decisione provinciale, annunciando i primi volontà di ritorsione organizzando il festival in altre città, facendo quindi concorrenza a Trento e negando correttezza all’uso del simbolo dello “scoiattolo”.  E’ seguita la notizia che due ex cattedratici di Trento,   già marito e moglie, e titolari di altri importanti incarichi, nonché l’attuale Presidente della Fondazione Kessler sosterrebbero  l’iniziativa di tenere il festival a Torino.

Non sono tra coloro che furono lieti della decisione presa molti anni fa dalla Provincia di Trento di finanziare lautamente il Festival, non tanto perché i vertici organizzativi facevano parte dell’apparato culturale della sinistra, ma perché abbondante denaro pubblico della Provincia veniva speso in un’iniziativa poco produttiva per la scienza  ma molto solo di immagine per il Presidente della Provincia Autonoma e per gli organizzatori,  con riconoscenza acquisita da parte di operatori turistici e di proprietari di mezzi di comunicazione di massa, beneficiari di risorse per  la divulgazione dei programmi. Spese di questo tipo sono per l’immagine, ma l’autentica cultura trentina non ama le spese per l’immagine, tipiche un tempo dell’”estate romana”; vuole spese per le cose “solide”, che possono  e debbono essere anche per scienza e cultura, ma produttive di progressi.

Ciò che mi induce a scriverle, Direttore, è il desiderio di smascheramento delle ipocrisie che ispirano le proteste. La Provincia di Trento è accusata di aver cambiato i responsabili del Festival perché governata da una coalizione di centro-destra a guida leghista. Lo ritengo probabile, ma mi chiedo se le forti proteste a sostegno dei precedenti organizzatori non siano a loro volta motivate dal fatto che essi rientravano nell’arcipelago della cultura di sinistra, non certo quella di ispirazione marxista, ma quella laico radical chic, che peraltro ha largamente sostituito la prima tra gli apparati culturali della sinistra. Sembra assai prematuro prefigurare  mancanza di attenzione al pluralismo nella nuova gestione. Certamente a cambiare saranno i beneficiari delle “rendite” politiche e di clientela, che potranno non essere più della galassia precedente, che quindi protesta prefigurando quanto meno lesa maestà  (come non sapessero  Comune di Trento e Università di Trento che il potere di decisione è soprattutto nelle mani di chi ci mette i denari)  nonché mancanza di qualità scientifica, degradata a divulgazione priva di spessore.

Sarà il futuro a dire se il nostro (trentino) denaro pubblico servirà per lo più (a parte i risvolti per gli operatori turistici) solo a un’operazione di immagine; di certo la gestione Laterza-Boeri lo faceva a sostegno di indirizzi che si possono definire “conformisti” , in consonanza nel loro insieme  con scelte “governative”  di centro-sinistra.  Da qualche nome filtrato sulla stampa di sostenitori del nuovo corso ci si potrebbe attendere qualche “anticonformismo” in più, qualche capacità in più di violare i tabù del “politicamente corretto”. Le riflessioni di Giulio Tremonti in più occasioni, l’ultima a Pieve Tesino nella “lectio degasperiana” di quest’anno, non sono certo segnale di conformismo.  L’editore del  giornale di Confindustria, Il Sole, capofila, potrebbe farne dubitare, ma si vedrà.

Pubblicato da l’Adige settembre 2021

Concerti in grandi “arene”: strada di rafforzamento della massificazione veleno dell’autonomia

L’Adige del 12 febbraio pubblica un ampio intervento del consigliere provinciale Alessio Manica, del PD, che enuncia le inopportunità dell’intervento della Provincia, in precedenza evidenziate anche da altri scritti già pubblicati, per costruire la Trento Music Arena per il concerto previsto a maggio di Vasco Rossi, primo di quelli che dovrebbero essere eventi di massa. Trovo tuutte le inopportunità elencate assai rilevanti e condivisibili. Mi dispiace che promotore di questa iniziativa sia un Presidente della Provincia che io personalmente e la lista UDC-Centro Popolare abbiamo sostenuto. Tale intervento non era nel programma e neppure è compatibile con i criteri generali di tipo politico e programmatico adottati. A quanto scritto da Manica e anche da Francesco Borzaga aggiungerei altre considerazioni, in parte già pubblicate da l’Adige. La prima e più importante è l’incoerenza di tale direzione di politica culturale con strategie di potenziamento dell’autonomia del popolo trentino. E’ un passo in avanti verso la massificazione eterodiretta, che toglie anima ai fondamenti culturali dell’autonomia, già erosi di per sè da fenomeni non controllabili e massificanti. C’è da chiedersi se non abbiano ragione coloro che rilevavano in ciò una carenza di cultura autonomista specifica della Lega, che ha avuto e ha fondamenti al riguardo diversi da quelli dello spirito autonomista autoctono trentino. Un sintomo non rilevante è lo stesso nome dato alla struttura, una denominazione inglese, come si conviene a chi si adegua ai processi di massificazione contemporanei. Il Presidente della Giunta Provinciale in un suo intervento istituzionale ha vantato la capacità della Giunta di dire sì, evitando gli immobilismi di chi pratica la cultura del no. Spero che si sia trattato di un discorso dettato da nervosismo. Non si può difendere una scelta politica solo per non dire sempre dei no. Le motivazioni politiche devono essere di altro spessore culturale, ma mancano. Conta solo attrarre gente, non importa come e perché. Coalizione popolare autonomista si è denominata la maggiorasnza di governo quando si è presentata agli elettori. Il popolarismo e l’autonomismo aborrono le massificazioni, tanto più se hanno il sapore di dipendenza da culture esterne. Avevo acquistato a suo tempo nelle vicinanze della futura Arena un terreno per costruire un’abitazione per la famiglia. Comune e Provincia hanno cambiato in fretta le norme urbanistiche che lo consentivano e rallentato i processi decisionali della domanda di concessione per impedire la realizzazione del progetto, motivando i dinieghi, anche successivi in occasioni di varianti, con la scelta di non favorire l’edificazione nello spazio fra la città e Mattarello. Constato che anche i più severi cirteri di pianificazione cedono il passo quando di mezzo non c’è una giovane famiglia con figli e e basso reddito, ma gli interessi politici di persone che contano.

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